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Trovato il cadavere di una donna sul ponte 7
La protezione civile: a bordo forse clandestini

Sono 13 le vittime accertate del naufragio della

Costa Concordia e 5 di loro non hanno ancora un nome. Questo pomeriggio è stato recuperato il corpo di una donna sul ponte 7, a poppa, nella parte sommersa della nave. Schettino ha ricostruito davanti al gip le fasi del naufragio e ha attribuito alla Costa una parte non solo da spettatrice 

Sono 13 le vittime accertate del naufragio della Costa Concordia e 5 di loro non hanno ancora un nome. Questo pomeriggio è stato recuperato il corpo di una donna sul ponte 7, a poppa, nella parte sommersa della nave. Le ricerche dei dispersi sono infatti riprese solo nella serata di oggi, dopo che da ieri notte erano state sospese a causa dei pericolosi movimenti della nave. Il cadavere recuperato ieri potrebbe invece essere quello di una donna ungherese che non era nella lista d'imbarco. A spiegarlo è stato il commissario delegato all'emergenza, Franco Gabrielli, il quale ha detto che "potrebbero esserci stati clandestini a bordo", ovvero persone imbarcate sulla nave senza essere registrate. Intanto un team di elite della polizia, il Disaster victim's identification, da mercoledì sta lavorando per dare un nome alle salme delle vittime del naufragio della Costa Concordia recuperate dai sub nel relitto. A fianco a questa equipe di superspecialisti, è arrivato, dalla Germania, il capo del disaster team di Berlino, con tutto l'archivio di informazioni sui dispersi tedeschi che sono la maggior parte.

La posizione di Schettino. Il comandante Francesco Schettino cerca di indirizzare l'attenzione degli investigatori altrove. Ricostruendo davanti al gip le fasi del naufragio, ha attribuito alla Costa una parte non solo da spettatrice. Affermazioni che sono entrate nel fascicolo della procura, chiamata a valutare cosa e quanto ci sia di vero e quali implicazioni possano avere sulle responsabilità dell'armatore.    C'è «un'indagine in corso, non possiamo rilasciare informazioni. Continueremo a collaborare con la magistratura», ha fatto sapere l'ad di Costa Crociere Pierluigi Foschi. Durante l'interrogatorio, come prima cosa Schettino ha detto che quella degli inchini è una prassi «ricorrente», che viene fatta in «tutto il mondo», perchè è un modo per farsi pubblicità. Tanto che, pure quello «al Giglio del 13 gennaio venne pianificato e voluto dalla Costa prima della partenza da Civitavecchia». Una ricostruzione che non convince lo storico comandante di Costa Crociere, Mario Palombo, chiamato in causa proprio come destinatario dell'inchino. «Il passaggio ravvicinato viene fatto solo su richiesta del comandante - racconta - A quel punto, la Costa può dare un'autorizzazione. Ma sono fatti occasionali. La Costa non ha nessun interesse a farsi pubblicità cosi».   

Secondo il comandante, l'armatore non è stato semplice spettatore nemmeno nei momenti successivi all'impatto con lo scoglio. Il ritardo nel dare l'allarme c'è stato perchè «dobbiamo essere sicuri, perchè non voglio creare panico che la gente mi muore per nulla», ha spiegato prima di tirare di nuovo in ballo la Costa. Con il marine operator Roberto Ferrarini «ci siamo sentiti più volte - ha affermato il comandate - Non ricordo quante», tanto che lui gli avrebbe promesso: «Mando gli elicotteri». Ma lui, poi, che ha fatto? Perchè non è rimasto a bordo? «Non è che mi sono imbarcato nella lancia - ha detto Schettino - io sono caduto sul tetto della lancia, attenzione!».

Poco prima, racconta il comandante, era tornato in cabina per cercare di prendere qualche registro: «Era buio e libri e quaderni erano a terra». Intanto, mentre si spegne il mistero su una prima bionda - la moldava Domnica Cemortan «è una nostra amica comune», ha raccontato il comandante, ma «non stava nella plancia» - se ne accende un altro su una seconda fascinosa signora che, secondo il titolare dell'Hotel che accolse Schettino dopo il naufragio, dopo aver detto «di essere un avvocato», prese sottobraccio il pc del comandante e con lui si è allontanò. La compagnia si è affrettata a chiarire, comunque, che nessuno della Costa crociere ha preso il pc.    Infine, c'è il giallo della scatola nera. «Da 15 giorni si era rotto il back-up del sistema Vdr e avevamo fatto richiesta all'ispettore di aggiustarlo. Ma non era successo», ha raccontato Schettino. Un'altra circostanza che, spiega la Guardia Costiera, se trovasse conferma coinvolgerebbe nelle responsabilità sia il comandante sia l'armatore.    Intanto per domani è in programma un incontro in procura fra il capo dipartimento della Protezione civile e commissario delegato all'emergenza, Franco Gabrielli, e il procuratore Francesco Verusio.

Manifestazione a Genova. L'ufficiale ha sfilato oggi a Genova insieme a 500 altri dipendenti Costa in segno di solidarietà sia con i passeggeri, sia con l'equipaggio della Concordia. E per farlo ha voluto indossare la divisa. "Siamo rammaricati per quello che è successo. Ma ci teniamo a dire che ogni anno portiamo in giro per il mondo milioni di persone in assoluta sicurezza. Oggi sentiamo messi sotto accusa ingiustamente. E' come stare in un tritacarne. Non è giusto". Come lui, sono stati tanti i dipendenti di Costa che oggi hanno indossato la giacca della società e hanno sfilato da piazza De Ferrari fino alla vicina sede del Gruppo. Per dire 'no' a questo 'tritacarne', per dire che "l'equipaggio c'e". In corteo, hanno poi lasciato all'entrata di Costa cartelli come "Ce la faremo, siamo una famiglia", "Gli ufficiali ci sono e ci saranno sempre", "Il nostro sangue è giallo-blu". "Oggi - ha detto una delle organizzatrici, Luana Oliveri, 28 anni, di Savona, che lavora per Costa come hostess - siamo qui, tutti insieme, per esprimere solidarietà ai passeggeri. Ma nessuno di noi vuole più sentire la parola 'Schettino'". Quella parola secondo i dipendenti non fa che alimentare il processo in corso sui media. Meglio non pronunciarla. Quanto all'ipotesi - non esclusa dal capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli - che sulla Concordia ci potessero essere passeggeri non registrati, è stato il capo commissario di bordo Manrico Giampedroni, il commissario 'eroe', a rispondere da Grosseto per tutti: "Che vi siano clandestini o persone non registrate è impossibile. Non scherziamo. La Costa è una compagnia seria, cose del genere non sono nemmeno da pensare".

La nave continua a muoversi. Eppure si muove, anche se lo fa soltanto di notte. Anche a occhio nudo, il grande fumaiolo di Costa Concordia giorno dopo giorno 'inchina' sempre più sullo sperone di roccia che emerge davanti a Punta Gabbianara. Sembra che voglia sdraiarsi definitivamente sul mare. Un problema, un problema grande come questa nave in ginocchio. Il Capo del dipartimento di protezione civile Franco Gabrielli,, parla del 'contenuto' di quella nave che ne fa un'enorme bomba ecologica a orologeria. E spiega che intorno all'isola lavora "nave Poseidon del'Arpat

i cui tecnici stanno operando un monitoraggio quotidiano sull'inquinamento da idrocarburi e su contaminanti specifici". Gli idrocarburi, spiega Gabrielli, al momento "sono nella norma visto che ci troviamo in area portuale, valori compatibili con il luogo dove ci troviamo".

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