Padre Maurizio De Sanctis, conosciuto da tutti come "padre Nike" per le scarpe che porta abitualmente, ha iniziato la messa: "Non possiamo mica aspettare in eterno", ha spiegato a sposo, parenti e amici esterrefatti
LIVORNO. Immaginatevi la scena: lo sposo in piedi, davanti all'altare che di tanto in tanto si volta indietro aspettando che dalla porta sbuchi l'abito bianco della sua dolce metà. Il tempo passa, ma niente. Iniziano i primi brusii. I più piccoli cominciano a dare segni di insofferenza. E così dopo una ventina di minuti di attesa il parroco un po' spazientito prende la parola e inizia la funzione tra l'imbarazzo del futuro marito e lo stupore di invitati e fedeli.
Sarà colpa dei luoghi comuni ma che la sposa arrivi in ritardo alle nozze è una consuetudine cementata nei secoli. Ma che entrando in chiesa scopra che la messa è iniziata senza di lei forse non si era mai visto.
Invece è successo domenica mattina nella chiesa di Santa Rosa da Viterbo, quartiere la Rosa, durante la funzione delle 11 durante la quale era in programma il matrimonio di una coppia di giovani livornesi.
«Si trattava di una messa parrocchiale - spiega smorzando i toni padre Maurizio De Sanctis, in arte padre Nike, che alla fine ha celebrato e benedetto l'unione - e non di una funzione riservata. Ecco perché ho iniziato senza la sposa. L'ho fatto soprattutto per i bambini del catechismo che erano in chiesa dalle dieci e per l'attesa cominciavano a spazientirsi perché erano stanchi. La sposa, in ogni caso, è arrivata un minuto dopo, prima dell'inzio delle letture».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
11 ottobre 2011