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Scoperta una foresta pietrificata sui Monti Livornesi: una delle pochissime in Italia.

Risale ad oltre dieci milioni di anni fa, quando i Monti Livornesi erano soltanto degli isolotti affioranti sul mar Ligure, la foresta di pietra. A compiere l'eccezionale scoperta è stato Franco Sammartino,componente del Gruppo Archeologico-paleontologico presso il Museo di Storia Naturale

Dovrebbero risalire ad oltre dieci milioni di anni fa i resti della foresta pietrificata individuati di recente sui Monti Livornesi: una datazione, sebbene approssimativa, ricavata partendo dalla giacitura geologica del luogo. A compiere l'eccezionale scoperta è stato Franco Sammartino, da anni attento studioso del territorio livornese, componente del Gruppo Archeologico-paleontologico presso il Museo di Storia Naturale ed autore di molti altri ritrovamenti di ragguardevole interesse scientifico: il più recente dei quali, si ricorderà, è l'ampia necropoli protostorica ad incinerazione rinvenuta l'anno scorso nella zona di Collesalvetti.

"L'esatta localizzazione del sito - spiega Sammartino - non sarà comunque svelata sino al termine della sua completa esplorazione per evitare danneggiamenti e spoliazioni come è purtroppo capitato in Sardegna per un ritrovamento analogo". L'estensione del sito non è ampia (poche centinaia di metri quadrati), sia perché nei millenni gran parte della zona è stata soggetta ad erosione, sia perché lo sviluppo delle piante arboree era limitato ad aree emerse abbastanza ristrette di un ambiente prevalentemente paludoso, forse ai margini di una laguna nei pressi del mare.

All'epoca, siamo nell'Era Terziaria e precisamente nel Miocene, il clima a questa latitudine è ancora piuttosto caldo, di tipo tropicale, sebbene in fase di raffreddamento: ed è in quel periodo che, chiusosi progressivamente l'Oceano Tetide, si ha la creazione del mare Mediterraneo.
Dallo sprofondamento della crosta continentale (Tirrenide) si forma quindi il mar Ligure lasciando affiorare dalle acque Capo Corso, la Capraia, i Monti di Casciana, il Volterrano ed i Monti Livornesi che sono perciò considerati “isole fossili” del vasto Paleo-arcipelago Toscano che si manterrà per milioni di anni.

L'esame dei resti pietrificati di fusti, rami e radici (frammenti lunghi al massimo settanta centimetri) effettuato da Sammartino insieme ad Antonio Borzatti von Löwenstern, conservatore di botanica presso il Museo, ha consentito per ora di determinare un paio di specie vegetali ovvero una varietà di ginepro ed il Taxodium, detto anche “cipresso delle paludi”, una conifera di origine americana (Louisiana, Delaware, etc.), non presente in Italia allo stato spontaneo, ma talora impiegata come pianta ornamentale da giardino. Trasferiti al Museo, i reperti, da cui saranno ricavate anche sezioni sottili per individuare al microscopio altre specie botaniche, rivelano la perfetta conservazione dell'anatomia originaria (anelli di accrescimento, canali resiniferi, fibrotracheidi, etc.), mentre durante il lunghissimo processo di fossilizzazione i tessuti vegetali sono stati sostituiti da silice sotto forma di opale, calcedonio ed addirittura quarzo cristallino: un fenomeno molto raro.

In Italia, infatti, sono conosciute soltanto sei foreste fossili e quasi tutte più recenti: a Zuri (Oristano), Martis (Sassari), Dunarobba (Terni), Torre Ovo (Taranto), Stura di Lanzo (Torino) e Cesano (Ancona). Nel mondo sono invece note, ad esempio, le foreste fossili di Wrexham (Galles), di Bükkàbràny (Ungheria), di Chemnitz (Germania), di Lesvos (Grecia),
di Santa Cruz (Patagonia argentina), nel Colorado, in California e quella, celeberrima, nel deserto dell'Arizona, risalente a ben 225 milioni di anni fa e dove nel 1936 fu appunto ambientato il film “La foresta pietrificata” con Humphrey Bogart e Bette Davis, un classico del cinema hollywoodiano.

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