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Abbandonata la cappellina dell'omicidio irrisolto

LIVORNO. Una cappellina del 1867 in completo stato d'abbandono. La segnalazione, arrivataci da un lettore sulla sezione "Segnala Livorno" del nostro sito (www.iltirreno.it), ci ha spinto a verificare. E dietro una grave ma banale vicenda di trascuratezza e degrado di un patrimonio artistico, è spuntata una storia da commissario Montalbano. Dietro l'edificazione della cappellina di Sant'Edoardo, che si erge solitaria ed abbandonata all'inizio di via di Collinaia, c'è un giallo irrisolto.  La "cappellina mortuaria" fu infatti edificata nel luogo esatto in cui il 27 febbraio 1867 fu assassinato a coltellate l'imprenditore livornese Gustavo Corridi: un delitto rimasto senza colpevoli nonostante le indagini condotte all'epoca dalla polizia che si orientarono, senza però venire a capo di nulla, su alcuni dipendenti dell'industriale che si pensava avessero voluto vendicarsi di qualche torto subito. Sul luogo del delitto Edoardo Corridi, figlio di Gustavo, volle poi erigere la cappellina che vediamo oggi, costituita da un peristilio e sormontata da una cupola con copertura a scaglie che al suo interno custodiva una statua marmorea del defunto scolpita dallo scultore livornese Vincenzo Cerri (è suo anche il monumento a Cavour situato sull'omonima piazza) e che da molti anni si trova collocata nel giardino di Villa Fabbricotti.  Scomparsa da tempo la cancellata che la cingeva, oggi la cappellina appare completamente abbandonata con il portone chiuso da una catena arrugginita ed avvolta dalle erbacce.  Le ricerche condotte in Archivio di Stato hanno permesso di accertare che il patrimonio dei Corridi alla scomparsa di Edoardo prese due strade diverse: villa Corridi fu acquistata dall'Ospedale di Livorno, mentre la parte industriale ed altri terreni, compresa la cappellina, furono acquisiti da Enrico Grandi, titolare di un'importante distilleria livornese. La distilleria Grandi cessò nel 1939 col subentro della Società Anonima Distillerie di Donoratico, mentre la cappellina risulta essere
passata agli eredi della famiglia Grandi almeno sino agli anni'50. Sta di fatto che l'antica cappellina non compare indicata nell'elenco, redatto nel 1997 a corredo del Piano Regolatore, comprendente i beni di interesse storico del Comune di Livorno, vincolati dalla Soprintendenza o almeno censiti.

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