LIVORNO. Il vescovo bacchetta il sindaco: «Che caduta di stile...». E lui prima prova a rasserenare i toni, poi risponde per le rime: «Non sono uno che dà le pagelle, ma nessuno ha il Verbo in tasca». A scatenare l'infuocato botta e risposta è stata una frase pronunciata nei giorni scorsi dal primo cittadino, Alessandro Cosimi, che suona più o meno così: basta con la Chiesa che vuole insegnarci come educare i nostri figli. L'occasione era stato un incontro organizzato dall'Arcigay sui diritti degli omosessuali.
Incontro a cui aveva partecipato anche Vladimir Luxuria. Per tutta la settimana le polemiche hanno viaggiato tra i banchi della politica e i palazzi. Con la richiesta ufficiosa, partita dal Vescovado e diretta al Comune, di prendere per scritto le distanze da quella «svista». Ma niente. Così ieri, a margine della presentazione del prossimo simposio ecumenico (che riportiamo a lato) monsignor Simone Giusti non ha trattenuto la battuta: «Il sindaco di Livorno? Mi pare fuori dal Comune. Fuori dal comune per l'intelligenza, perchè è una persona molto intelligente, e fuori del Comune perchè non vede che i suoi livornesi fanno la fila di notte per iscrivere i bambini alle scuole cattoliche.
La Chiesa non impone niente, fuguriamoci...». Il vescovo in parte giustifica Cosimi: «Forse a volte nella polemica politica ci si fa prendere un po' troppo dall'enfasi e si dicono cose che mi hanno stupito profondamente, perchè devo dire che in questi anni ho sempre trovato il signor sindaco oltremodo rispettoso». «Stavolta - affonda subito dopo - c'è stata una caduta di stile: può succedere a tutti di scivolare su una buccia di banana. Se mi vengono contestate sul nostro sistema educativo alcune cose specifiche può darsi anche che abbia ragione, ma si vada su cose puntuali non generiche, perchè in questo caso si va solo su un altro piano, del chiacchiericcio, o peggio ancora dei gratuiti apprezzamenti: un modo di fare che non ci appartiene e che io stigmatizzo anche nelle forze politiche che lo portano avanti».
Poi rilancia «un dialogo, un confronto sereno senza pregiudiziali» che può passare anche da un convegno sull'educazione, promosso dal Comune, «ma nel rispetto reciproco, perchè io la cenere me la faccio mettere in testa solo il mercoledì, ma da un altro prete». E il sindaco? «Figuriamoci - controbatte Cosimi - se penso che la Chiesa come agenzia valoriale non abbia diritto di dire come educare. Quella frase, senza il suo contesto, perde il significato originario. Anzi, io in quella sede avevo sottolineato un percorso positivo della Chiesa, citando il paragrafo 228 della dottrina sociale che parla proprio dell'omosessualità con aperture che giudico positive». E allora cos'ha criticato il sindaco? «Solo l'educazione che avviene secondo conformismo.
Certo - puntualizza - ritengo che nell'ambito dell'educazione le culture debbano venirsi incontro, basta vedere il dialogo tra Habermas e Ratzinger. Bisogna parlare stando sullo stesso piano, non pensare che uno sia portatore del verbo e l'altro no». Il sindaco, ricordando il convegno organizzato insieme da Comune, Asl e Diocesi sulla legge 194, dice di essere dispiaciuto «perchè la vicenda si sarebbe potuta risolvere con una telefonata». Poi la risposta per le rime alla battuta del vescovo sul capo cosparso di cenere: «Spero di non essere costretto ad andare a Canossa...».
14 maggio 2011