Menu

Addio a Tina Andrey, signora del vernacolo

Si è spenta la famosa attrice protagonista di mille commedie e canzoni

 LIVORNO. Il teatro popolare livornese piange Tina Andrey: la "signora del vernacolo" si è spenta ieri sera. Il suo nome all'anagrafe era Albertina Taccini ma tutti la conoscevano con quel nome d'arte, con il vezzo di quell'"y" che modificava appena un cognome assai labronico. Tina Andrey è stata per lunghissimi anni il simbolo dell'anima popolare della città: con uno spirito battagliero così schiettamente livornese. Fra pochi giorni - il 6 aprile - avrebbe compiuto 88 anni.  «La nostra città ha perso una delle sue rappresentanti più genuine», dice il figlio Sandro Andreini, che con lei ha condivisio la passione per la scena vernacolare. Agli inizi, negli anni '50, Tina era in realtà nata come cantante con il maestro Giulio Compare. Ma presto estende il proprio raggio d'azione al vernacolo della grande tradizione labronica nel solco di Gino Lena e Beppe Orlandi, proseguita poi con Giuseppe Pancaccini: l'aveva portata avanti con il suo Teatro dei Semplici insieme al figlio Sandro e alla nuora Daniela Salucci. Non va dimenticata la trasmissione radiofonica cultu dagli studi Rai di Firenze, "Il Grillo canterino", insieme a Lena.  Adesso quel patrimonio artistico è rimasto nei vinili di Tina Andrey che i collezionisti gelosamente custodiscono e non mancano spezzoni finiti anche su YouTube.  «Negli ultimi anni - ricorda il regista Beppe Ranucci - Tina si era dedicata a insegnare ai ragazzi delle scuole: voleva tener alta il vernacolo con la maiuscola e cercare nuovi talenti per il palcoscenico. Una delle sue ultime apparizioni fu con una mia regia alla Gran Guardia ne "Li sfollati": interpretava una popolana lucchese che nascondeva le galline agli sfollati livornesi».  «Dopo la morte di Beppe Orlandi - segnala Massimiliano Bardocci, attore vernacolare - era stata scelta Tina per prendere il posto della popolana. Non dimentichiamo anche il ruolo che ha avuto in "O porto di Livorno traditore" di Fontanelli».  «E' con Tina che faccio i primi passi come autore di vernacolo», dice Consalvo
Noberini: «Per la nostra città è davvero una gran perdita. Mi ricordo quando interpretò la mia commedia "Core amaranto": lei, mai stata a una partita, faceva la ultrà. Il testo indovinò il ritorno degli amaranto ai festi di un tempo, anche se a quel tempo eravamo ancora a giocare nei paesini».

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Stampare un libro risparmiando: ecco come fare