Menu

Case popolari costruite con tombe ebraiche

Via della Padula, gli operai delle ruspe trovano nei muri i pezzi di antiche lapidi del cimitero

 LIVORNO. Ma cosa ci fanno quei pezzetti di marmo nascosti in mezzo ai muri? Se lo sono chiesti gli operai che con la ruspa stavano buttando giù le vecchie case popolari alla Padula. E' bastata un'occhiata per accorgersi che quelle pietre assomigliavano un po' troppo a lapidi funebri: anche per via delle scritte in ebraico che vi erano incise.  L'ipotesi più verosimile, secondo i tecnici del Comune, è che si tratti dei resti dell'antico cimitero ebraico situato all'angolo fra via Garibaldi e via Galilei, dove adesso è l'Iti. Ad accreditarlo è soprattutto una coincidenza di date: il cimitero - attivo per più di un secolo e mezzo a partire dalla fine del Seicento - venne smantellato nel 1939 e le case popolari ora abbattute sono state costruite dal regime fascista nei due anni successivi. In pratica, le ristrettezze di quel periodo storico spinsero ad un riuso di lapidi e arredi funebri «come semplice materiale da costruzione».  Qualcosa di più di uno sgarbo per gli ebrei: ricordiamolo, erano gli anni in cui il regime fascista varava le leggi razziali. Questo riuso delle lapidi è stato uno schiaffo alla cultura religiosa ebraica che, nei riguardi del "caro estinto", prescrive che «non si possa toccare nulla della sepoltura», conferma Samuel Zarrough, presidente della comunità israelitica: men che mai riutizzare bare e marmi.  Eppure - è ancora Zarrough a parlare - gli ebrei livornesi sanno che, oltre ai resti di quel cimitero, anche i detriti della magnifica sinagoga completamente distrutta dalla guerra sono diventati "mattoni" adoperati durante la ricostruzione post-bellica (anche se non si sa dove).  Venerdì scorso, nel cantiere di demolizione sono arrivati i tecnici di Casalp (ex Ater), Comune e Soprintendenza per decidere cosa fare, insieme alla direzione lavori della ditta. Le pietre delle tombe e i frammenti di arredi funebri sono stati separati dagli altri detriti: in accordo con la Comunità ebraica, quelli più rilevanti sono stati trasportati all'attuale cimitero ebraico.  «E' un lavoro lungo», dice Zarrough: «Nei prossimi giorni lo esamineremo in dettaglio con gli esperti della Soprintendenza. Comunque, di quell'antico cimitero abbiamo conservato gli archivi».  Del futuro parla anche l'assessore comunale alle culture Mario Tredici. Da un lato, perché è «un ritrovamento di grande interesse»: i frammenti ritrovati saranno «fotografati e poi collocati nel cimitero ebraico per una successiva inventariazione e eventuale ricomposizione». Dall'altro, perché si vuol «ricomporre oggi quanto fu distrutto allora» come «preciso dovere» di Palazzo civico.  Il cimitero di quella che allora si chiamava via del Corallo non è che uno dei cinque in cui sono stati sepolti gli ebrei livornesi: sono rimasti solo gli ultimi due, l'uno in viale Nievo davanti all'Ater e l'altro in via Filzi. I primi tre non esistono più: a cominciare da quello sulla spiaggia dei Mulinacci, vicino all'omonima via davanti al liceo Enriques. Alla metà del Seicento la comunità si è vista riconoscere il diritto di seppellire i propri morti in via Pompilia: negli anni in cui a Livorno una epidemia di tifo uccise un abitante su cinque. Nel 1694 venne
aperta la nuova grande area cimiteriale con ingresso da via Zola. Le tombe più antiche avevano una forma trapezoidale squadrata, successivamente si arrivò a costruire veri monumenti funebri: molti di essi sono stati distrutti, una parte invece è stata salvata e ora è custodita nel cimitero attuale.

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Stampare un libro risparmiando: ecco come fare