Bruciati 2000 posti di lavoro

    di Cristiano Meoni LIVORNO. Duemila posti di lavoro bruciati nel 2010. Di più: ottomila lavoratori che, in tutto l'anno, sono stati interessati da ammortizzatori sociali. Altrochè ciclone Marchionne: l'economia livornese è stata appena travolta da uno tsunami. E lo tsunami della crisi proseguirà nel 2011, perchè - avverte il segretario provinciale della Cgil Maurizio Strazzullo - «questo sarà l'anno delle ristrutturazioni». E ristrutturare, nelle aziende, spesso significa licenziare. Da Piombino a Collesalvetti, sono centinaia, forse migliaia, i posti che rischiano di saltare.

    «Pensiamo a quello che potrebbe succedere alla Lucchini: se le banche accetteranno il piano di rientro, e questa sarebbe la migliore delle ipotesi, si dovrà passare per una ristrutturazione degli organici: aspettiamoci conseguenze pesanti». Al Cantiere Benetti «tutto l'indotto delle fasi di allestimento è fermo». E sulla raffineria Eni grave un punto interrogativo grande come una casa: «Per ora va avanti, ma fra cinque anni? Manca una prospettiva a lungo termine. Vogliamo incontrare Eni per capire quali investimenti e quali prodotti vuole fare a Livorno». E le nuove sfide stentano a decollare: prendete il caso De Tomaso: «Sia chiaro, se l'Ue sblocca i finanziamenti presto, nel giro di qualche mese, bene, altrimenti il progetto salta». Mettiamoci, nel calderone della crisi, «pure i tagli alla scuola, alla sanità, alla cultura, al trasporto pubblico. A proposito: non accettiamo che il presidente di Atl dichiari 70 esuberi senza prima averne parlato con il sindacato. Atl ha un piano industriale? Ce lo illustri»  Un campo di macerie: ecco quello che appare l'economia livornese. Indipendentemente dalla crisi globale, «perchè ci sono cessazioni di attività che dipendono da precise scelte aziendale, come nel caso di Giolfo e Calcagno, di Cs Net, di Sarni».

    Pochissime le eccezioni positive: «Pensiamo alla Londi, che è stata rilevata dai dipendenti, oppure alla Prysmian, la ex Pirelli Cavi, che ha saputo ritagliarsi uno spazio nel mondo, o alla De Tomaso se si deciderà a partire». Strazzullo è oltretutto preoccupati perchè, alle crescenti difficoltà dell'economia, non vede reazioni. «Noi abbiamo fatto delle proposte per uscire dalla crisi, sull'industria, sul porto, sulle infrastrutture. Risposte zero». E l'inerzia, la sfiducia, cresce anche fra i giovani. «Molti non si iscrivono nemmeno più alle liste di collocamento perchè credono che non serva. Il tasso di inattività nella nostra provincia è in aumento».  In questo quadro, a regalare un sorriso alla Cgil sono i dati sui propri iscritti: in calo fra i pensionati ma in aumento tra i lavoratori attivi, «e soprattutto fra i meccanici, un dato che ci sta particolarmente a cuore». Ma è un dato che conferma che non ce la passiamo benissimo, perchè c'è più bisogno del sindacato quando le cose vanno male.
    06 gennaio 2011

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