Quotidiani locali

Più bello di Antonio Cabrini

Era l’anno dei mondiali di calcio, irripetibili ed eterni, del 1982. In quei giorni l’Italia stava andando avanti verso la trionfante finale: io, come tutte le adolescenti, donne mature e anziane, ero innamorata di Antonio Cabrini.

Ma. In quei giorni mi trovai stretta a te, anche più bello del terzino sinistro, per un lento, a una festa vicino al mare. Avevo sentito il cuore subito fare le bizze. Tu parlavi poco. Io anche troppo. Forse è per questo tuo essere misterioso che mi hai colpito, che mi hai incantato.

Ti rividi nei giorni successivi.

E i tuoi occhi, poi, mi sorridevano in silenzio. Mi sembrava strano che guardassi proprio me, tu bellissimo. Invece.

Le tue parole, forse quelle che avrei voluto sentirmi dire, non sono mai state molte, ma gli occhi che mi sbatacchiavano l’anima, quelli non li potevi zittire. Gli occhi parlano, e i tuoi per me dicevano molte cose. E parlano ancora, anche se tu non dici.

E così. Lunghe passeggiate mano nella mano come ogni coppia che si rispetti, viaggi insieme, figli insieme, notti insieme. Tutto insieme, insieme sul nostro divano blu per l’ultima desolata partita dell’Italia contro la Slovacchia di questi mondiali. E io che continuo a parlarti e tu che rispondi con quegli occhi color liquirizia purissima,
quella nera, che toglie il fiato.

I tuoi Ti amo sono sguardi e desideri, tu lanci l’amore nell’aria: basta prenderlo al volo, come una palla colorata sulla spiaggia, annusarlo e appiccicarlo alla pelle.

Sì, ti rividi nei giorni successivi. E fino a stamani ti ho visto.

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