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La movida trasloca in Baracchina rossa

Il popolo della notte livornese ha fatto le valigie, è rotolato verso sud e ha scelto di fermarsi alle radici del Liberty tra storia e tamerici. La migrazione porta gli adolescenti a ignorare i nuovi chalet, forse a causa di divieti e problemi di parcheggio

LIVORNO. Il popolo della notte ha fatto le valigie, è rotolato verso sud e ha scelto di fermarsi alle radici del Liberty tra storia e tamerici. Per dimostrare la migrazione della tribù dei venti-trentenni dagli chalet di viale Italia verso la Baracchina rossa basta un'istantanea dopo le 22, con una zoomata sul fine settimana: capannelli di ragazzi ovunque lungo il tratto di marciapiedi che guarda via del Mare, rumore di tacchi, accendini, bicchieri e quel continuo: «Permesso, scusa», di chi deve fare lo slalom per arrivare alla cassa o raggiungere gli amici in qualche angolo della folla. Più difficile è invece capire il perché della transumanza degli studenti e dei loro fratelli maggiori che da qui alla fine dell'estate coloreranno le notti chiedendosi: «Cosa si fa stasera?».

Dicono i proprietari: «Abbiamo seminato negli ultimi anni rinnovando l'offerta attraverso uno staff più giovane, musica e drink diversi, ma un raccolto così non ce lo aspettavamo nemmeno noi». Ribattono i clienti appoggiati alla balaustra a sorseggiare un birrino: «Livorno e i livornesi sono così, sono come le pecore vanno dove usa». Puntualizzano in coro i frequentatori della notte che sono a cavallo degli anta come il pittore Francesco Baronti: «Negli anni Ottanta c'erano le sfide in piazza Attias fra surfisti e paninari a colpi di uova marce messe da parte per settimane e in Baracchina rossa c'andavano solo i fighetti, quelli che tutti chiamano pottaioni. Poi è scoppiata la mania della Baracchina bianca dove i nostri coetanei hanno messo le tende per un decennio». Ora ecco l'estate del ritorno al futuro.

Qualche esperto di urbanistica e dinamica del traffico potrebbe dire: «I ragazzi vanno dove non rischiano multa e ganasce, il tratto di strada che va dall'Accademia navale alla Bellana è diventato un percorso a ostacoli tra righi blu, permessi, lettere, comitati di residenti contro il rumore e controlli dei vigili urbani. E per questo quella zona è stata un po' abbandonata». Sarà pure così ma non basta per spiegare da un anno all'altro il cambiamento repentino di abitudini di una città irrequieta e modaiola, irriverente ma attenta alle forme, pettegola e irriverente.
Una quindicina di anni fa, nel picco della popolarità della Livorno bene e della tradizione, la Baracchina rossa e il suo bianco diventò pure lo spunto per la pubblicità di un detersivo, poi seguì un libro, "Istruzioni per l'uso", in cui si raccontava il Lato A e il Lato B delle abitudini dei clienti, non delle loro forme in stile Miss Italia. «Quello più fighetto - ricorda Emanuela Bernini, titolare dell'attività da 25 anni con tutta la famiglia - guardava ai Tre Ponti, mentre il ritrovo più commerciale era dall'altra parte, a ridosso del moletto».

Ora questa distinzione di classe sembra sparita, sostituita da una sorta di socialismo della movida. «C'è un gruppo di ragazzi che qui è cresciuto, vengono e chiedono di mettere il loro cd - prosegue
Emanuela - è da loro che è partito il passaparola. Poi c'è la curiosità di chi passa si ferma e per curiosità fa una bevuta e scambia due parole. L'altra sera una mia amica che ha una quarantina d'anni è venuta ha messo la testa dentro e scherzando mi ha detto: "Dov'è la corsia per gli anziani?"».

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