Lo Porto cambia rotta l'ex consigliere di An ora vuole entrare nel Pd

«L'idea delle ronde? È stata solo una provocazione Ho parlato con il sindaco, è disposto ad appoggiarmi»

    di Luciano de Majo LIVORNO. I suoi 259 voti gli valsero lo 0,28% alle elezioni comunali di un anno fa. Bruno Lo Porto, candidato a sindaco con la lista civica "Tutti insieme per Livorno", cambia rotta. E annuncia il suo prossimo ingresso nel Partito democratico, lui che una quindicina d'anni fa entrò nel consiglio della Circoscrizione 4 sotto le insegne di Alleanza nazionale. Lo Porto, lei uomo di destra che entra nel Pd? «Piano col dire uomo di destra. E' vero che sono stato consigliere circoscrizionale di An, ma in gioventù ho anche una militanza a sinistra». Davvero? «Sì, nella Fgci, la federazione dei giovani comunisti, quando segretario del Pci era Sergio Landi». Ma lei quali valori può dire di condividere con il Partito democratico di oggi? «Per esempio la difesa dei più deboli. Anche nel programma della mia lista erano al centro i cittadini, coi loro problemi di tutti i giorni. Non ho mai pensato alla carriera». Ma lei non era quello delle ronde, scusi? «Beh, quella è stata una provocazione. Sapevo che quella strada sarebbe stata impercorribile e avrebbe determinato un mare di problemi sul piano sociale». Lei ha già chiesto l'iscrizione al Pd? «Ancora no. Lo farò nei prossimi giorni. Ho avuto modo di parlarne col sindaco, in un veloce scambio di battute». E lui che cosa le ha detto? «In un primo momento mi ha chiesto se stavo scherzando. Quando ho capito che facevo sul serio, mi ha fatto capire che è disposto a appoggiare questa mia richiesta». Ma l'iscrizione al Pd prelude anche a un suo impegno diretto nel partito? «Sì. Mi metterò a disposizione, come ogni militante. Restando uomo libero, nel senso che se vedessi cose che non vanno bene non esiterei a dirlo. Tutto sommato, credo che il Partito democratico sia un luogo dove potersi esprimere». Altri non lo erano? «Il Pdl no davvero. Non vedo tutta questa libertà, nonostante sia una parola che fa parte del nome di questa forza. Non c'era neanche in Forza Italia, partito per il quale sono stato candidato al consiglio comunale». Pensi per un attimo a che cosa le diranno a destra. «Peste e corna. Ne sono sicuro. Mi dispiace per Marco Taradash, del quale mi ritengo un amico. Ma se lui, da radicale convinto, i cui valori erano anche molto vicini a una certa sinistra, è entrato nel Pdl, spiegatemi voi per quale motivo io non dovrei andare nel Pd».
    18 aprile 2010

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