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LA MIA LIVORNO

Maria Luigia Borsi

Trentasei anni, soprano lirico, studi livornesi, primo debutto alla Gran Guardia, è un'interprete apprezzata in tutto il mondo

LIVORNO. Trentasei anni, gran parte dei quali vissuti fianco a fianco con la musica, Maria Luigia Borsi, viso dolcissimo e carattere tenace, è nativa di Sora, una graziosa cittadina del Basso Lazio, ma si sente soprattutto livornese e a Livorno deve gran parte del suo amore per il bel canto.

Soprano lirico puro, interprete raffinata - primo debutto in palcoscenico al teatro La Gran Guardia in Rigoletto, nei panni della contessa di Ceprano, sotto la direzione di Massimo De Bernart - Maria Luigia, figlia di un ferroviere e di una educatrice per disabili, una bambina di quattro anni, Ambra, nata dal matrimonio con un violinista statunitense e grande fan dei genitori artisti, dopo aver cantato nei più grandi teatri del mondo, debutta per la prima volta domani sera al teatro Goldoni, in occasione della Giornata Europea della lirica, con uno spettacolo alternativo, che sarà presentato oggi pomeriggio alle 17, alla Goldonetta nella rassegna "Guida all'ascolto". E sorprenderà il pubblico «anche quello che non ha molta familiarità con la lirica». Lo farà in collaborazione con il Duo Baldo (Brad Repp al violino e Aldo Gentileschi al pianoforte), una formazione che legge i classici in modo teatrale e ha al suo attivo spettacoli di successo.

Scoperta - si dice - da Andrea Bocelli, che dopo averla incontrata durante un concorso l'ha voluta come partner in moltissimi suoi concerti, la Borsi attende con ansia il debutto livornese, grata a una città che l'ha accompagnata con affetto in un cammino meraviglioso, con ancora tanti passi da portare avanti.

Quanti anni aveva quando ha iniziato a cantare?
«Sei, ma l'amore per la musica è arrivato prima. Cioè a tre anni: quando, vedendo Tosca in tv, rimasi colpita da Maria Callas che uccideva Scarpia. Da lì iniziai a inventare storie anche molto drammatiche e a cantarle. Cantavo tutto il giorno, assordando tutta la famiglia».

In casa sua non c'è un passato musicale?
«No. Mio padre è stonato come una campana, il mio nonno materno che era leccese e viveva in Ciociaria, cantava in gruppi popolari brani d'opera ma solo a livello amatoriale. Fortunatamente ho avuto due genitori che hanno creduto in me e, se sono riuscita a compiere un certo percorso, superando anche molte difficoltà, lo devo alla mia testardaggine, ma soprattutto a loro».

Cosa l'attrae in particolare nella musica?
«Il fatto di riuscire a esprimere la profondità dei sentimenti, in un modo che non riesco a fare con le parole. Oggi specialmente non ci si ascolta quasi mai e invece quando si fa musica bisogna ascoltare l'altro, si è obbligati».

Andrea Bocelli, parlando di lei in una trasmissione di Raiuno ha detto: "La Borsi è stata una mia scoperta".
«In un certo senso è vero e, come succede spesso nella vita, tutto è nato dopo una grande delusione».

Che tipo di delusione?
«Avevo fatto un'audizione per Busseto, dove era in corso una produzione di Traviata con la regia di Franco Zeffirelli e la direzione di Placido Domingo. Ero arrivata in fondo, dopo varie selezioni, e mi restava come ultima prova un duetto con Domingo. Lo feci e al termine il maestro Zeffirelli mi disse: "Sei l'orgoglio della Toscana". Pensavo perciò di essere stata scelta».

Invece?
«Invece passò un'altra».

La raccomandata di turno?
«Forse. So soltanto che ci rimasi malissimo, perché in quella prova avevo messo l'anima».

A quel punto?
«Seppi da un caro amico che c'era un concorso con grandi premi in palio. Non volevo partecipare, ero delusa, ma lui mi convinse dicendomi: "Se non lo vinci tu chi vuoi che lo vinca!". E aveva ragione perché arrivai prima, sbaragliando artisti di livello internazionale».

In giuria c'era Bocelli.
«Sì. Era presidente di commissione. Dopo avermi dato il premio mi prese in disparte chiedendomi: "Maria Luigia ti piace volare?". Risposi decisa: "Sì". E lui: "Bene. Faremo insieme tanti concerti"».

Cosa che avvenne?
«A febbraio del 2002 vinsi il concorso e a giugno dello stesso anno cantavo già con Andrea sul palco di un teatro in Danimarca, davanti a 20mila persone. A quel concerto seguirono tante tournée: negli Stati Uniti, in Australia, a Singapore, a Manila, a Pechino, in Corea, a Tokio. E questo mi permise di essere conosciuta da un pubblico internazionale».

Ma il "ti piace volare?" di Bocelli si riferiva all'aereo o al successo?
«Forse al successo, ma lui ha anche tanta paura dell'aereo e forse cercava una partner che non ne avesse...».

Maria Luigia, lei domani debutta a Livorno, ma le sue radici non sono labroniche.
«No. Sono nata a Sora, in provincia di Frosinone, da mamma ciociara e padre toscano, di San Marcello Pistoiese. Però sono cresciuta fra la provincia di Pisa e quella di Livorno, perché il mio babbo - ora in pensione - ha lavorato come macchinista nelle ferrovie livornesi. Inoltre la mia formazione culturale è tutta labronica: ho frequentato il liceo Cecioni e l'Istituto Mascagni. E mi sento, con orgoglio, una toscana».

Suo padre era ferroviere, la mamma invece che lavoro faceva?
«Mia madre, che è morta sei anni fa, era educatrice di bambini disabili, ma ha iniziato tardi a lavorare, perché per undici anni ha fatto la mamma a tempo pieno».

Cosa che lei non sta facendo con la piccola Ambra.
«Fortunatamente lei è una bambina dolcissima ed è contenta che la mamma - e il babbo - si occupino di musica. Quando mi sposto per lunghi periodi la porto con me, altrimenti sta con mio padre: un efficientissimo nonno-sitter».

Torniamo al suo grande amore, la musica lirica. Ricorda la prima audizione?
«Come potrei dimenticarla? Avevo tredici anni e cantai "Caro mio ben". Eravamo al Mascagni e ad ascoltarmi c'era il maestro Cosimi, che poi mi chiese quale altro motivo conoscevo. Gli risposi: "Un bel dì vedremo". E lui di rimando: "Fammela sentire"».

In seguito entrò al Mascagni come allieva.
«Sì. La professoressa Lucia Stanescu, insegnante del Conservatorio, che mi aveva ascoltato cantare, mi chiese di andare a fare un'audizione. La superai e fui ammessa al Mascagni, dove rimasi fino al 1994».

E poi?
«Partecipai a un altro concorso a Campi Bisenzio: in commissione c'era anche il maestro Alberto Paloscia».

Lo vinse?
«Presi il primo premio, cantando "Flammen perdonami" tratto da Lodoletta di Mascagni. Da quel momento Paloscia mi ha sempre tenuto d'occhio, fino a quando, nel '97, mi chiamò per interpretare in Rigoletto la contessa di Ceprano. Avevo 24 anni e quella fu la prima esperienza da professionista: fino ad allora avevo cantato in spettacoli amatoriali e concerti studenteschi organizzati dal Mascagni».

Livorno dunque è stata la sua autentica rampa di lancio.
«Sì ed è a tutti gli effetti la mia città: ho tuttora l'accento labronico, anche se poi girando il mondo certi toni si sono un po' smorzati».

Domani sera verranno a sentirla molti livornesi.
«Sono emozionatissima e felice. Sarà una serata davvero speciale».

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