CRIMINALITA' ORGANIZZATA

"A Livorno una nave dei veleni
conteneva rifiuti farmaceutici"

Nuove rivelazioni di Francesco Fonti, il pentito della 'ndrangheta dalle cui parole è stato trovato il primo relitto, pubblicate dal settimanale L'espresso. Secondo le anticipazioni sulle rivelazioni di Fonti, navi affondarono «..anche nel tratto davanti a La Spezia e al largo di Livorno, dove Natale Iamonte mi disse che aveva "sistemato" un carico di scorie tossiche di un'industria farmaceutica del Nord»

    di Luciano De Majo LIVORNO. Non solo una nave partita da Livorno e diretta in Somalia, ma anche una nave affondata al largo delle coste livornesi. L'Espresso di oggi pubblica nuove rivelazioni di Francesco Fonti, il pentito della 'nrangheta dalle cui parole è stato trovato il primo relitto. Secondo le anticipazioni sulle rivelazioni di Fonti, «la maggior parte delle navi è stata fatta sparire sui fondali dei nostri mari». Non soltanto, dunque, intorno alla Calabria, «ma anche nel tratto davanti a La Spezia e al largo di Livorno, dove Natale Iamonte mi disse che aveva "sistemato" un carico di scorie tossiche di un'industria farmaceutica del Nord». Fonti tira in ballo, dunque, Natale Iamonte, capobastone della 'ndrangheta calabrese. Sarebbe stato lui a rivelargli che anche nei dintorni di Livorno ci sarebbe una nave affondata, piena di scarti di un'azienda farmaceutica.

    Gli ambientalisti lanciano l'allarme. Legambiente arcipelago, dall'isola d'Elba, ricorda un episodio denunciato nella scorsa estate: una nave battente bandiera maltese sorpresa da un gruppo di ambientalisti tedeschi a scaricare in mare alcuni container a 10 miglia a nord dell'Elba, in una zona pochissimo frequentata dalle rotte marittime. «Non vorremmo - dice Legambiente - che l'Alto Tirreno e il mar Ligure contenessero altre brutte sorprese», dal momento che si parla di tratti di mare in cui si trovano il Santuario dei cetacei e il Parco nazionale dell'Arcipelago toscano.

    Fonti ribadisce, comunque, che «sui fondali della Calabria ci sono circa 30 navi» e che fin dalla fine degli anni '70 un agente del Sismi che si presentava come Pino era il suo filtro con il mondo della politica. Era lui, secondo quanto pubblica L'Espresso, a indicare «la la quantità di scorie che dovevamo far sparire e mi chiedeva se avessimo la possibilità immediata di agire. Si partiva da 4 miliardi di vecchie lire per un carico, e si arrivava fino a un massimo di 30».
    18 settembre 2009

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