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La lezione di Juncker: l’Europa divisa è più debole

Nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione Juncker ha riconosciuto che l’Ue è imperfetta, ma è l’unico strumento per contare nel mondo, e ha proposto una chiara prospettiva di riforma.

Ha rivendicato che la Commissione ha fatto proposte su tutti i temi centrali. Ma solo il 50% di esse sono state approvate dal Parlamento e dal Consiglio, cioè dai governi nazionali. Specialmente nei campi in cui serve l’unanimità. Incluso sulle migrazioni, dove la proposta riforma di Dublino, già approvata dal Parlamento, ma non dai governi, avrebbe risolto molti problemi, unendo responsabilità e solidarietà. Juncker rilancia e propone di rafforzare l’Agenzia Europea per l’Asilo e la Guardia Costiera e di Frontiera Europea e lancia una nuova partnership con l’Africa. Critica il nazionalismo e l’uso dell’Ue come capro espiatorio, e sfida gli Stati membri ad approvare le proposte della Commissione entro il Consiglio Europeo del 9 maggio 2019 a Sibiu – poco dopo la Brexit e poco prima delle elezioni europee: soprattutto il bilancio 2020-27, l’accordo commerciale con il Giappone e l’estensione del voto a maggioranza qualificata.

Rivendica che dal 2014 in Ue ci sono 12 milioni di nuovi posti di lavoro, e 239 milioni oggi lavorano: mai così tanti prima d’ora, anche grazie al Piano Juncker, che ha mobilitato 335 miliardi di investimenti. Ma la disoccupazione giovanile è al 14,8% e molto c’è da fare. Il pilastro sociale proclamato a Goteborg va implementato con una coerente legislazione europea. Va completata l’unione economica e monetaria, condizione per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro, strumento e proiezione della forza economica dell’Ue. L’Ue è forte dove è unita, come sul commercio o la difesa degli accordi di Parigi sul clima. Ma resta troppo divisa su altri temi, a partire dalla politica estera e di sicurezza in un contesto geopolitico nuovo che presenta enormi sfide.

Bisogna passare al voto a maggioranza qualificata, implementare il Fondo Europeo per la Difesa e la Cooperazione Strutturata Permanente sulla Difesa. Realizzare l’Unione della sicurezza, ampliando i poteri della Procura europea in modo da includere la lotta contro il terrorismo e la propaganda terroristica. Ma anche per difendere i processi elettorali europei e degli Stati membri da attacchi esterni. C’è una domanda mondiale di Europa, che deve diventare sovrana e prendere in mano il proprio destino. L’Ue rimane fedele ai suoi valori, difendendo diritti umani, libertà di stampa, reclamando il rispetto delle sentenze della Corte di Giustizia, pilastro dello stato di diritto europeo. Va rafforzata la democrazia europea, con la presentazione

dei candidati alla Presidenza della Commissione da parte dei partiti europei alle prossime elezioni europee, dando potere agli elettori. Juncker ha lanciato una visione e una sfida chiara.

I governi nazionali sapranno raccoglierla?

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