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Elezioni in Svezia

I nazionalisti non passano dove regge lo Stato sociale

L'opinione

Spesso i sondaggi hanno sottovalutato i partiti nazionalisti, in Svezia invece l’hanno sopravvalutato. Le elezioni offrono un quadro poco mutato rispetto al 2014. Il partito di estrema destra xenofobo e anti-UE passa dal 12,9 al 17,6%, con un aumento del 4,7%. Il “tracollo” dei social-democratici al governo è in realtà un calo del 2,6%, che li mantiene il primo partito con il 28,4%. Perde di più (3,5%) il Partito moderato di centro-destra, che rimane il secondo partito con il 19,8%.

Si rafforzano la sinistra e il partito di centro, sono stabili i liberali, e perdono i verdi e i democristiani. Oltre l’80% degli elettori continua a sostenere i partiti tradizionali. Le possibili coalizioni di centro-sinistra e di centro-destra hanno poco più del 40% dei voti ciascuna e nessuno è disponibile a collaborare con l’estrema destra cui guardano Salvini e Bannon. È possibile che si formi un governo di minoranza, soluzione non nuova nella storia svedese. La Svezia è un modello di welfare e l’economia va abbastanza bene, con un tasso di crescita calante, ma sopra il 2% (un miraggio per l’Italia) e la disoccupazione sotto il 7% (dati Ocse).

In Italia il tema immigrazione domina a sproposito, visti i dati reali sugli afflussi. La Svezia invece è il Paese Ue che ha accolto il maggior numero di profughi in proporzione alla popolazione, oltre 10 volte più dell’Italia. Ciò ha favorito il rafforzamento dell’estrema destra, ma non le ha permesso di avere la prospettiva di andare al governo.

Perché in Italia sul tema immigrazione, che non è un’emergenza reale, la Lega vola nei sondaggi (ma alle elezioni ha preso poco più del 17% e in democrazia contano i voti non i sondaggi) e in Svezia di fronte a un fenomeno molto più consistente e difficile da gestire l’estrema destra non sfonda? Forse perché in Svezia c’è una politica dell’accoglienza e un sistema di welfare efficace. Così chi arriva si integra più facilmente, e al contempo i cittadini sentono che l’accoglienza non va a scapito della loro protezione e sicurezza, che rimane una priorità assoluta per lo Stato (sociale) svedese. È un insegnamento per tutta l’Unione.

I nazionalisti possono essere sconfitti, a patto di mettere in campo politiche efficaci nella gestione dei flussi migratori e nell’accoglienza, e sul piano sociale, della protezione e della sicurezza dei cittadini. Ma per farlo servono istituzioni forti con competenze, poteri e risorse che attualmente mancano all’Ue: il suo bilancio è appena lo 0, 9% del Pil e sulle politiche migratorie e sul welfare le competenze restano essenzialmente nazionali.

È questa divisione europea che rende possibile in molti Stati l’avanzata nazionalista, che potrebbe essere arginata da soluzioni europee. Alcune saranno proposte da Juncker nel Discorso sullo stato dell’Unione, ma

bisognerà superare le resistenze dei governi nazionali, sempre pronti a usare l’Ue come capro espiatorio, ma anche a negarle i poteri per poter risolvere i problemi. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVA

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