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CALCIO: IL COMMENTO 

Gli orrori azzurri di oggi figli degli errori di ieri

L’anno sottozero del calcio italiano passa anche da serate amare come quelle di Lisbona. Due buone consolazioni ci sono: l’impegno che non manca e poi l’Italia, si sa, è cintura nera di facili entusiasmi e aver poco da festeggiare aiuta a tenere alta la tensione. Per il resto, speriamo bene

L’anno sottozero del calcio italiano passa anche da serate amare come queste. Dopo il disastro di Bologna, c’era da aspettarsi ben poco, considerando che il Portogallo campione d’Europa vale ben più di una Polonia reduce da un Mondiale in linea con gli ultimi due degli azzurri prima che precipitassero nell’era glaciale dopo lo scontro con l’asteroide Tavecchio-Ventura.

Ora siamo qui a parlare di un momento difficile ma che non sorprende, considerando tutto il “prima”. E anche il livello tecnico della nostra Serie A che si rifà il trucco con Cristiano Ronaldo ma resta quel che è: un disastro che scatena Congreghe dei Pindari televisive (e anche sui quotidiani sportivi) in lodi sperticate alla prima tripletta al Chievo, che regala capocannonieri che poi appena mettono il naso fuori da casa mostrano piedi storti e mira da baraccone.

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Sì, va bene: prendiamocela pure con la pessima prestazione di Mario Balotelli o con l’inconsistenza dei tre del centrocampo schierati contro la Polonia. E poi? Magari andiamo a vedere cosa ha saputo produrre di recente il nostro calcio: niente. I gol questa nazionale li faceva con il contagocce anche quando Balotelli era nella naftalina dell’esilio deciso dai senatori azzurri. C’è dell’altro ma i più non lo vedono o fan finta di non vederlo



A questo punto non si può far altro che aggiungere ai disastri passati gli errori appena commessi (neanche Oronzo Canà a Bologna avrebbe schierato quel Balotelli in sovrappeso) e ricordare la condizione complessiva sul piano tecnico (quantomeno complicata) e politico del nostro calcio. Basterebbe non scordare che anche la carriera del ct si basa su un abuso giuridico, quello di un patentino concesso a suo tempo senza averne i titoli: paghiamo ancora oggi i retaggi di quell’epoca terribile, di regole violate, di leggi ad hoc per salvare squadre fallite (la Lazio) e di menefreghismo su serie minori e settori giovanili, ora più che mai utilizzati come depositi di carne da plusvalenze e poco più.

Due buone consolazioni però ci sono: pur nelle difficoltà, l’impegno non manca; e poi l’Italia, si sa, è cintura nera di facili entusiasmi e aver poco da festeggiare aiuta a tenere alta la tensione. Per il resto, speriamo bene. —

twitter: @s_tamburini

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