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Azzurri, se Balotelli diventa il bersaglio più comodo

Sì, va bene: prendiamocela pure con la pessima prestazione di Mario Balotelli o con l’inconsistenza dei tre del centrocampo schierati contro la Polonia. E poi? Magari andiamo a vedere cosa ha saputo produrre di recente il nostro calcio: niente. I gol questa nazionale li faceva con il contagocce anche quando Balotelli era nella naftalina dell’esilio deciso dai senatori azzurri. C’è dell’altro ma i più non lo vedono o fan finta di non vederlo

Sì, va bene: prendiamocela pure con la pessima prestazione di Mario Balotelli o con l’inconsistenza dei tre del centrocampo schierati contro la Polonia. E poi? E poi siamo certi che basti una riflessione su Balotelli al quale vengono indirizzati improperi di ogni genere solo perché è nero e sta sulle palle a tanti?

Dopo però, finito con questo giochino stucchevole, magari andiamo a vedere cosa ha saputo produrre il nostro calcio man mano che si esauriva il serbatoio dei campioni del mondo 2006. Niente, praticamente niente: i gol questa nazionale li faceva con il contagocce anche quando Balotelli era nella naftalina dell’esilio deciso dai senatori azzurri. Dopo la batosta spagnola abbiamo segnato un gol a Israele, uno (pareggiando) alla Macedonia e uno all’Albania. Poi zero gol alla Svezia, zero all’Argentina, uno in extremis (su rigore concesso dal Var) all’Inghilterra, due all’Arabia Saudita, quindi uno ciascuno a Francia (perdendo 3-1), Olanda (1-1) e Polonia (ancora rigore). Con la Polonia il migliore è stato Donnarumma, poi ci ha salvato l’ingresso di Chiesa, che con Bernardeschi rappresenta il nuovo che avanza. Con una differenza: Chiesa gioca per la squadra, Bernardeschi per guardarsi allo specchio. Fra gli attaccanti scelti da Mancini, in campionato la migliore media gol a partita ce l’ha Immobile con 0,7 seguito da Balotelli e Belotti con 0,6 e 0,5, il resto è un pianto. In Nazionale la migliore media gol resta quella di Balotelli (0,4) davanti a Belotti (0,3) e Immobile (0,2).



Il vero problema è che l’Italia del calcio questa è. Quel vecchio saggio di Giovanni Trapattoni, a proposito del mestiere di ct, ha sempre detto che «ogni oste fa il vino con l’uva che ha». Il modo di ritrovare credibilità va cercato nella crescita del sistema calcio, del suo modo di formare i calciatori, della considerazione (poca) che ancora si ha delle serie minori. Poi, certo, meglio di quel che si è visto a Bologna si può e si deve fare. Fin da stasera. —

twitter: @s_tamburini

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