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Azzurri, quant’è dura la risalita dall’inferno

Il pareggio con la Polonia regala un pizzico di tranquillità ma cambia poco sul giudizio di una prima prova che non offre molti motivi di soddisfazione. Ci sono pochi buoni segnali e molte falle ma c’è anche una buona volontà di onorare la maglia e rispettare quelli che allo stadio e a casa, di fronte al televisore, continuano a credere a questa squadra

Un pareggino contro la depressione e niente osanna nell’alto dei cieli e conseguenti processi di beatificazione. Vien da dire, quasi meglio così: conoscendo l’italica tendenza all’autoesaltazione, una vittoria avrebbe indotto i più a pensare che il peggio fosse alle spalle. Invece si è ben visto che c’è molto da fare: per fortuna c’è un ct come Roberto Mancini che lo sa bene che la strada è in salita, che questa è solo la prima tappa di un lungo tour verso il ritorno a una credibilità perdut ...

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Un pareggino contro la depressione e niente osanna nell’alto dei cieli e conseguenti processi di beatificazione. Vien da dire, quasi meglio così: conoscendo l’italica tendenza all’autoesaltazione, una vittoria avrebbe indotto i più a pensare che il peggio fosse alle spalle. Invece si è ben visto che c’è molto da fare: per fortuna c’è un ct come Roberto Mancini che lo sa bene che la strada è in salita, che questa è solo la prima tappa di un lungo tour verso il ritorno a una credibilità perduta.

Non aver perso aiuta, rende anche possibile evitare la retrocessione nella seconda serie della Nations League. Poi, però è bene fermarsi qui e pensare alla sfida di lunedì al Portogallo campione d’Europa e, soprattutto, a un cammino di crescita di questo nuovo gruppo proiettato verso Euro 2020 e Mondiale 2022. Non perdere, soprattutto dopo lo svantaggio, regala almeno un pizzico di serenità per lavorare con meno pressioni. L’Italia che il calcio può offrire è più o meno questa, fenomeni a casa non ne sono rimasti e la qualità non si improvvisa.

Ci sono pochi buoni segnali e molte falle ma c’è anche una buona volontà di onorare la maglia e rispettare quelli che allo stadio e a casa, di fronte al televisore, continuano a credere a questa squadra. A credere che non sia qualcosa a cui destinare l’attaccamento più becero solo un mese ogni due anni in occasione di Mondiali ed Europei, sperando di non fallire più le qualificazioni. Questa è comunque una squadra con qualità, anche se a centrocampo sono emerse falle preoccupanti ancor più della condizione di Balotelli. Ma per ripartire può anche andar bene così: un Mondiale da spettatori dovrebbe esser stato sufficiente a farci capire che non è il caso di ripetere l’esperienza. —

twitter: @s_tamburini

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