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Crisi in Libia. Una rete di alleanze per colmare la distanza con Parigi


L’Italia di fronte al caos libico. Terreno decisivo su molteplici fronti: immigrazione, sicurezza, approvvigionamenti energetici, rapporti internazionali. La nuova deflagrazione ha molteplici cause: la presenza di due governi ostili; il ruolo politico e militare delle milizie; le mire di diversi attori sulle fonti energetiche; la competizione geopolitica tra Italia e Francia e tra paesi islamici, Arabia Saudita ed Egitto da un lato, Qatar e Turchia dall’altro, che appoggiano rispettivamente ...

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L’Italia di fronte al caos libico. Terreno decisivo su molteplici fronti: immigrazione, sicurezza, approvvigionamenti energetici, rapporti internazionali. La nuova deflagrazione ha molteplici cause: la presenza di due governi ostili; il ruolo politico e militare delle milizie; le mire di diversi attori sulle fonti energetiche; la competizione geopolitica tra Italia e Francia e tra paesi islamici, Arabia Saudita ed Egitto da un lato, Qatar e Turchia dall’altro, che appoggiano rispettivamente i governi di Tripoli o Bengasi.

L’Italia ha da tempo puntato su Tripoli e Serraj, scelto come interlocutore per garantire il contrasto ai trafficanti di essere umani, ridurre il rischio sicurezza legato alla presenza jihadista, mantenere l’ex-Quarta Sponda nell’area di influenza italiana. Oggi, comunque vada dopo gli scontri armati di questi giorni, Serraj è indebolito. Anche per effetto delle mosse del generale Haftar, leader del governo cirenaico, sostenuto dalla Francia.

Rapporti, quelli con Parigi, che Roma dovrebbe affrontare senza forzature legate alla politica interna. La Francia spinge per elezioni politiche in Libia a dicembre. Il governo italiano, l’attuale come quello che l’ha preceduto, ritiene prematura una consultazione che potrebbe premiare forze, legate a Haftar, ritenute non in grado di mantenere l’unità del paese. Fallimento che potrebbe sancire la definitiva separazione tra Cirenaica e Tripolitania. Ipotesi che consentirebbe alla Francia di esercitare comunque un ruolo rilevante a Bengasi. Uno scenario che significherebbe, anche, il ridimensionamento locale dell’Eni a favore della transalpina Total. In ballo, in questo ennesimo conflitto tra Roma e Parigi, vi è, dunque, il ruolo italiano in un contesto strategico rilevante per i nostri interessi.

Negli ultimi mesi la relativa attenzione dell’esecutivo verdegiallo alle dinamiche interne libiche, ha lasciato un vuoto, riempito abilmente dai francesi, tradizionalmente attivi in Nordafrica. Ma l’oggettiva divaricazione di interessi non giustifica uno scontro aperto con la Francia che può diventare controproducente. Qualcuno pensa davvero che possa esserci soluzione alla crisi libica senza un’intesa fra Roma e Parigi? Le muscolari accuse di Salvini a Macron possono soddisfare i diffusi sentimenti antifrancesi del “popolo”, alimentando i già tesi rapporti tra i due governi, ma lo scontro rischia di trasformarsi in boomerang per l’Italia.

Ora più che mai servirebbe una solida rete di alleanze internazionali, capace di far riaprire i giochi diplomatici con Parigi. Strategia che l’antieuropeismo divenuto potere a Roma sembra incapace di articolare. Tentato dall’invocare il sostegno dell’America di Trump contro la Francia di Macron. Uno slittamento che non solo darebbe l’ennesimo colpo all’Europa, e questo può essere un obiettivo volutamente perseguito, ma che rischia di esporre l’Italia a seri rischi sui vari fronti.

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