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Paolo Simoncelli: «Non so vivere al riparo da queste emozioni. E sarebbe bello vincere sulla pista di Marco»

Il padre del pilota scomparso nel 2011 ora gestisce un team in Moto3: «Non sapevo se ce l’avrei fatta» 

Misano si avvicina a passi svelti e per lui è come essere travolto da un’ebollizione di sentimenti, commozione, nostalgia e ricordi. L’autodromo è a pochi chilometri da casa sua e dal giugno 2012 l’impianto porta il nome di suo figlio, morto il 23 ottobre 2011 a 24 anni durante il Gran premio della Malesia sul circuito di Sepang. SuperSic continua a vivere nel cuore di tutti. Figuriamoci del padre Paolo, che nel febbraio scorso scelse proprio il “Marco Simoncelli Circuit”, sede del Gran premio di San Marino e della Riviera di Rimini di domenica prossima, per presentare la stagione 2018 della Sic58 Squadra Corse (il team che porta il nome del campione di Coriano) e per rinnovare l’accordo di collaborazione fra la Motor Valley dell’Emilia Romagna e tutto ciò che ruota intorno al progetto promosso da Simoncelli senior, ossia offrire ai giovani piloti la possibilità di mettersi in mostra sui circuiti italiani e internazionali in varie competizioni: l’European Talent Cup Etc (con Matteo Bertelle, Mattia Falzone e Matteo Patacca), la Moto3 Junior World Championship (con Yuri Montella e Bruno Ieraci) e la Moto3 nel Motomondiale (con Niccolò Antonelli e Tatsuki Suzuki).

Paolo, immaginiamo che senta particolarmente l’avvicinarsi dell’appuntamento di Misano.

«Vivere stando al riparo da certe situazioni, allontanandoci da uno sport pericoloso come le corse in moto non sarebbe vivere. Arrendersi per non soffrire è una filosofia che non conosciamo. Alla fine questo sport funziona come l’amore: sai cosa rischi, sicuramente ti capiterà di soffrire, sai che fa parte del gioco eppure non puoi smettere di amarlo come non puoi smettere di inseguire l'amore».

Avere messo in piedi un team con il nome di Marco è un atto d’amore.

«Quando ho iniziato questa avventura non ero così sicuro che avrei avuto tutta la forza, il coraggio e la personalità per superare l’enorme mancanza che aveva creato Marco, dapprima trascinandomi nel circo del Mondiale e poi abbandonandomi lì. Ai primi Gran premi ho creduto di non farcela. Poi, gara dopo gara, emozione dopo emozione, ho capito che anche l’adrenalina, la competizione e l’odore delle gomme mi mancavano».

Sono abbastanza carichi i suoi piloti in Moto3 in vista di domenica?

«Quella del 9 è la nostra gara, la corsa di casa. La pressione, quindi, è tantissima. Vengono amici, parenti, conoscenti, tifosi di Marco e così via. Tutti gli occhi sono puntati su di noi e per il team del posto ecco che la pista di Misano si trasforma in quella più difficile da affrontare. Lo faremo al meglio delle nostre possibilità, anche perché sarebbe davvero l’ora di vincere. Le potenzialità ci sono tutte, sia per quanto riguarda il mezzo a disposizione sia per i piloti. Antonelli e Suzuki stanno crescendo gara dopo gara e c’è da attendersi qualcosa di buono».

E in MotoGp cosa potrebbe accadere? Un pronostico?

«Il momento è tutto della Ducati e penso che il tracciato di Misano si adatti particolarmente alle moto di Dovizioso e Lorenzo. Attenti poi a Valentino, perché l’autodromo sarà certamente strapieno e molti tiferanno per Rossi. Di certo non vorrà fare brutta figura. Il tempo, comunque, potrebbe riservare della sorprese e ribaltare ogni tipo di pronostico. Qui in riviera ha fatto bello per tutta l’estate, ma in questi ultimi giorni il cielo ha cominciato a fare i capricci. Non è da escludere una gara bagnata».

A proposito di gare bagnate, cosa pensa della cancellazione di Silverstone?

«Non vorrei sbilanciarmi troppo, perché potrei creare problemi. Dico solamente che a certe situazioni non bisognerebbe mai arrivarci, soprattutto a causa di un asfalto non risanato come si deve da parte di un’impresa che quindi non ha fatto bene il proprio lavoro». —

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