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Formula 1, MotoGp e fischi: quel rispetto da ritrovare nel nome del Sic

Domenica scorsa la brutta accoglienza sul podio a un grande vincitore come Hamiltom, a Misano la scena potrebbe ripetersi con Marquez. E se per lo spagnolo almeno ci sono i fatti del 2015 (comunque non si fa), per Monza stridono le parole della Ferrari sui “piloti camerieri”: una brutta caduta di stile. Ripensando ai rischi che corrono i piloti e per rispetto di Marco Simoncelli sarebbe ora di dire basta con questi riti tribali

Sempre di Rosse e di Rossi dobbiamo parlare, da un week-end all’altro, sperando che vada a finire diversamente. L’intreccio continua:dalla delusione ferrarista di Monza alla speranza di Misano, per Valentino e per le Ducati, soprattutto quella di Andrea Dovizioso.

Il crocevia di una stagione dolceamara passa per le piste italiane con diverse aspettative. Nel Motomondiale, al di là della voglia di veder trionfare uno dei nostri almeno stavolta, lo scrigno delle vere speranze è chiuso da tempo: ormai Marc Marquez ha in tasca il settimo mondiale e l’ha anche ampiamente meritato. Se dovesse vincere anche domenica c’è il rischio che lo coprano di fischi, perché ormai la peggiore tradizione ultrà sta prendendo piede in ogni angolo del Paese, anche negli sport meno inquinati dal cretinismo.

E se quelli per Marquez hanno almeno le radici nelle nefandezze del 2015 ma sono comunque da condannare, non hanno alcuna minima logica quelli per Lewis Hamilton, meritamente vincitore a Monza.

La speranza che la Ferrari possa ancora farcela resta ma un brutto colpo è arrivato proprio dalla gestione di questa fase in cui le Rosse sono migliori dei rivali. Il risultato, grazie a un pilota fin troppo dottor Seb e mister Vettel, è stato deprimente. Al pari delle parole del dopo con le accuse ai rivali di avere «piloti camerieri», come se la Ferrari non avesse mai fatto ricorso ai giochi di squadra, addirittura quando erano vietati. Parentesi non elegante: si può perdere, si può sbagliare ma non è bello creare un clima pessimo nei confronti di un rivale come la Mercedes che rischia di vincere il titolo senza avere la vettura migliore.

La moto migliore, purtroppo, non ce l’ha Rossi, alle prese con una Yamaha deprimente. Valentino è ancora secondo a suon di mezzi miracoli ma non vince da 437 giorni e rischia di non farlo chissà per quanto. Dura pensare a una giornata di gloria nel circuito che porta il nome di Marco Simoncelli, il pilota amico scomparso quasi sette anni fa e rimpianto da tutti. Oggi ce lo ricorda il padre Paolo in una struggente intervista: un padre che prosegue il lavoro del figlio morto inseguendo un sogno regalando quel sogno ad altri piloti. A Silverstone Tito Rabat ha rischiato grosso e per fortuna è solo storia di gambe rotte. Il motorsport è così, è molto meno pericoloso di prima ma si rischia sempre grosso. E non c’è somma e non c’è gloria che possa ripagare un sorriso spento per sempre. Prima di fischiare, forse pensare a tutto questo un po’ aiuterebbe. —

twitter: @s_tamburini

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