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l’opera del “Leone” Leigh 

Voci e volti di “Peterloo” dal passato parlano all’oggi «Attuali dopo due secoli»

VENEZIA Cosa ha a che fare un fatto del 1819 con la storia di oggi? Tantissimo, secondo Mike Leigh, che dedicando “Peterloo” alla storia del massacro che ne porta il nome, parla di ieri rivolto all’o...

VENEZIA

Cosa ha a che fare un fatto del 1819 con la storia di oggi? Tantissimo, secondo Mike Leigh, che dedicando “Peterloo” alla storia del massacro che ne porta il nome, parla di ieri rivolto all’oggi. «Ci sono moltissimi temi che riguardano l’attualità, dalla lotta delle periferie contro il potere centrale, la rilanciata centralità dell’uomo comune o la sospensione dei diritti fondamentali: è importante che il film vada compreso come un modo di pensare il XXI secolo» dice il regista, che a Venezia vinse il Leone d’oro con “Vera Drake” nel 2004.

Il massacro di Peterloo è stata una delle pagine più tragiche della storia delle lotte popolari, con la cavalleria britannica a caricare una folla inerme, 60mila persone con donne e bambini giunte a Manchester per chiedere riforme e meno tasse, causando una quindicina di morti e 400 feriti. Nel 2019 saranno duecento anni da allora: l’anniversario ha spinto Mike Leigh a costruire un film che ha nel montaggio di Jon Gregory il suo punto di forza. Ma non è solo la mezz’ora finale – tragica e spettacolare – a caratterizzare il film, che si svolge basandosi sui volti e i discorsi dei personaggi, popolari e pubblici. Questa oralità, se da un lato è a tratti troppo didascalica al punto da appesantire il film nella prima metà, ha tuttavia il pregio di chiarire i punti di un dibattito politico e di una condizione sociale trascurata dai manuali di storia. Il legame con le guerre napoleoniche e il massacro è ribadito attraverso il rientro da Waterloo di un trombettiere inglese e dall’incarico di comandante dell’esercito del Nord dato al vice di Wellington, il generale John Byng. Per questo il massacro, avvenuto a St. Peter’s Field, venne rinominato

Peterloo. Il film, che uscirà a gennaio 2019, ha un impianto filologico accurato sia nei volti, che nei luoghi; la scenografia di Suzie Davies ha ricercato i pochi esempi di edilizia industriale ottocentesca in tutto il Regno Unito: Manchester è una città moderna.



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