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La sinistra alla ricerca di un Macron italiano che non c’è

La domanda giusta non è: «Chi è il Macron italiano?». La domanda giusta è: «Sarebbe possibile un Macron in Italia?». Non pochi hanno già dato risposta alla prima domanda: Matteo Renzi. È la risposta sbagliata poiché Macron ha rotto gli schieramenti politici francesi e ha creato un movimento allargato, mentre Renzi ha addirittura agevolato la rottura del Pd e ne ha ridotto il consenso. Più importante è la risposta alla seconda domanda.  A fronte delle improvvisate richieste di un Macron italiano, la mia risposta è che non ne esistono le condizioni politiche e istituzionali minime. Preliminarmente, si dovrebbe anche osservare che Macron non ha affatto rinnovato la sinistra francese.

Ha, invece, assorbito parte significativa del declinante Parti Socialiste e ha emarginato quel che è rimasto della sinistra in Francia (equivalente come consenso elettorale grosso modo a quello del Pd in Italia). A nessuno in Italia riuscirà  un’operazione come quella francese poiché mancano le condizioni politiche e soprattutto istituzionali.

Quand’anche Forza Italia fosse assimilabile ai gollisti, che, a loro volta, sono stati largamente erosi da Macron, quel che rimane del suo consenso elettorale, aggiunto a quello del Pd, supponendo che giungessero relativamente compatti all’appuntamento, non servirebbe a conseguire nessuna maggioranza parlamentare. Anzi, il rischio è che una parte degli elettori di Forza Italia accelererebbe il  deflusso a favore di Salvini.

Quel che soprattutto manca all’eventuale operazione Macron è il contesto istituzionale. Con coraggio politico di cui bisogna dargli atto, Macron entrò in campo grazie alla decisiva opportunità offertagli dal modello istituzionale della Quinta Repubblica francese: l’elezione  diretta del Presidente. La sua performance è stata notevole, ma la sua  vittoria fu favorita dalla frammentazione dell’elettorato altrui. Poi, è stata la legge a doppio turno per l’elezione dell’Assemblea Nazionale francese a dargli attraverso una serie di convergenze e di riaggregazioni una maggioranza parlamentare molto confortevole, ma anche molto composita. Nessuno può pensare  che la legge Rosato, approvata con lo scopo di dare ai leader il potere di nominare i loro parlamentari, consentirebbe agli elettori italiani di rompere le righe a favore di nuovi candidati che abbiano già trovato un leader coraggioso. Infatti, quand’anche esistesse un leader  dotato di sufficiente coraggio da sfidare quel che rimane dei partiti in Italia, gli mancherebbe l’arena. Senza semi-presidenzialismo accompagnato da una legge elettorale a doppio turno a nessuno  sarà mai possibile mettere alla prova il proprio coraggio.

Dunque, chi vuole (essere) un Macron italiano dovrebbe iniziare la sua battaglia proponendo il modello semi-presidenziale francese e la relativa legge elettorale. Il resto sono chiacchiere ovvero, come direbbero i francesi,  noioso e improduttivo blà blà blà.