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il film d’esordio 

Applausi per “Sulla mia pelle” La storia di Cucchi senza veleni

Borghi e Trinca protagonisti della pellicola diretta da Alessio Cremonini la sorella Ilaria in lacrime poi dedica il film a Salvini: «Veda cosa è la tortura»

VENEZIA

La storia di Stefano Cucchi è una porta chiusa. La macchina da presa si ferma lì: non mostra i calci né le botte. È una scelta narrativa coraggiosa quella di Alessio Cremonini, regista di “Sulla mia pelle”, che ha inaugurato la sezione Orizzonti, portando per la prima volta sullo schermo il dramma, personale e insieme di Stato, di Stefano Cucchi, morto in ospedale il 22 ottobre del 2009 dopo essere stato fermato dai carabinieri per spaccio di droga qualche giorno prima. Poco meno di una settimana in cui Cucchi è stato trasferito da una caserma all’altra, ha attraversato aule di tribunali e presidi ospedalieri senza che nessuno si accorgesse – o volesse accorgersi – delle percosse subite, del viso tumefatto e della schiena spezzata. Di quei segni sulla pelle, cui rimanda il titolo del film, che evidentemente sono solo la superficie di ferite, private e pubbliche, più profonde.



Un corpo di 47 chili accartocciatosi nel silenzio, nella trascuratezza, nella stessa ingenuità (o vergogna, o paura) di Cucchi che non osò confessare mai il pestaggio, rifiutando persino le cure. Il film, accolto da un lunghissimo applauso alla presenza di Ilaria Cucchi – che “dedica” questo film a Salvini «perché sostiene che il reato di tortura lega le mani alle forze dell’ordine» – non giudica ma racconta la storia di un corpo martoriato e “invisibile”, intorno al quale gravitano decine di uomini che, pur in divisa, toga o camice, abdicarono al ruolo di assistenza e protezione.

Non esitano a definirlo un omicidio di Stato i protagonisti del film, Alessandro Borghi (in lacrime dopo la proiezione ufficiale) e Jasmine Trinca, nei panni di Stefano Cucchi e della sorella. Il primo (dimagrito 18 chili dopo una dieta rigidissima a base di lenticchie rosse decorticate) non nasconde la paura di vivere in una società che rifiuta le responsabilità e giudica senza sapere: «Se Cucchi non fosse stato un tossico – dice – probabilmente oggi non saremmo qui a parlarne. Non abbiamo mai voluto fare un film cattivo: avremmo solo alimentato gli haters».



Il senso della misura, la volontà di fare un passo indietro di fronte alla violenza e di evitare qualsiasi strumentalizzazione della vicenda hanno ispirato anche il ritratto inedito di Ilaria Cucchi. «Tutti noi conosciamo il suo lato pubblico, quello più esposto» confida Jasmine Trinca. «Nel film, invece, abbiamo sottolineato la dimensione intima di una sorella severa che amava profondamente il fratello. Ci eravamo conosciute prima del film ma non ci siamo mai parlate durante la lavorazione, come in un patto tacito di reciproca fiducia. Quando lo ha visto la prima volta è rimasta sconvolta dalla somiglianza tra Stefano e Alessandro. Per me il

film è un atto dovuto: è riappropriazione della realtà”.

“Sulla mia pelle” sarà il 12 settembre nelle sale e, contemporaneamente, su Netflix, che farà rimbalzare in 190 Paesi la tragedia di un uomo, di una famiglia, di un sistema e di un Paese intero. —





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