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Saldatura a Est, ora servono argini alle sirene populiste

Giorno dopo giorno le esternazioni del duo Salvini-Di Maio nei confronti dell’Europa mostrano la posta in gioco nelle prossime elezioni europee, che potrebbero rivelarsi decisive per la stessa...

Giorno dopo giorno le esternazioni del duo Salvini-Di Maio nei confronti dell’Europa mostrano la posta in gioco nelle prossime elezioni europee, che potrebbero rivelarsi decisive per la stessa sopravvivenza dell’Unione. Sui migranti Salvini ha cercato soluzioni extra-Ue, in particolare in Albania dove nulla si muove senza l’avallo Usa, ricevendo la “benedizione” di Orban sulla strategia “australiana” dei respingimenti fondata sulla difesa avanzata delle frontiere marittime.

Quanto a Di Maio ...

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Giorno dopo giorno le esternazioni del duo Salvini-Di Maio nei confronti dell’Europa mostrano la posta in gioco nelle prossime elezioni europee, che potrebbero rivelarsi decisive per la stessa sopravvivenza dell’Unione. Sui migranti Salvini ha cercato soluzioni extra-Ue, in particolare in Albania dove nulla si muove senza l’avallo Usa, ricevendo la “benedizione” di Orban sulla strategia “australiana” dei respingimenti fondata sulla difesa avanzata delle frontiere marittime.

Quanto a Di Maio minaccia il veto sul bilancio europeo puntando a ottenere in cambio quella flessibilità sul deficit essenziale per finanziare le mirabolanti promesse elettorali dei due partiti.

È evidente che, saldandosi con forze simili nel Vecchio Continente, i populisti italiani puntano a conquistare la maggioranza nel Parlamento europeo e a dare vita a un blocco di ispirazione sovranista che ha come obiettivo la riduzione dell’Unione a mera area di libero scambio, a spazio di difesa delle frontiere in esclusiva funzione antimmigrazione. Oltre che il ridimensionamento della Commissione come custode dei vincoli di bilancio e della Bce come regolatore della moneta comune. Una linea ostile a qualsiasi forma di maggiore integrazione, delle politiche e delle istituzioni, così come a ogni cooperazione rafforzata su altre materie. Un’Europa, dunque, ultra-nazionale, sorretta, ancor più di quanto lo sia oggi, dall’interesse dei singoli stati. Se poi le spinte centrifughe innescate da un simile processo dovessero condurre alla fine dell’euro e, per ricaduta, a quella della stessa Unione, tanto meglio. Non a caso Trump e Putin guardano con favore a una geopolitica populista che promette l’indebolimento o il tracollo dell’Unione.

Una linea, quella populista, che non solo mette in discussione consolidate alleanze europee ma rischia anche di fare molto male al Paese. Se in questa situazione l’Italia dovesse finire nel mirino dei mercati e lo spread schizzasse alle stelle sarebbe difficile invocare solidarietà per uscire dalla loro ferrea morsa. Certo, di fronte a un Europa dominata dal culto suicida del rigore di bilancio e da una paralizzante pratica istituzionale intergovernativa, la tentazione di mandare tutto all’aria può trovare largo consenso. Ma il “popolo” deve conoscere quali sono le conseguenze di simili opzioni: l’Europa può anche implodere per effetto della pressione populista ma bisogna che i cittadini siano pienamente consapevoli delle loro scelte.

Di fronte a un simile quadro l’opposizione, e in particolare il Pd o quel che sarà di esso, dovrebbe uscire rapidamente dallo stato confusionale in cui versa. Il poco tempo a disposizione e la difficoltà di difendere l’Europa così com’è, rende ardua l’impresa ma senza un’opposizione capace di prospettare i rischi che si profilano e di fare da argine alle sirene populiste lo scenario diventa assai cupo.

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