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La maggioranza delle differenze pensa al voto europeo

Luigi Di Maio

Sulla pelle di quei 150 migranti della nave Diciotti, da un lato, Salvini, dall’altro, Di Maio, che ha avventatamente minacciato che l’Italia non pagherà i suoi venti miliardi di contributi al bilancio dell’Unione, stanno conducendo una battaglia tutta politica. Crollano i ponti e non si rilancia l’Ilva, ma il problema vero è quale legge di bilancio il governo giallo-verde riuscirà, prima a scrivere poi a fare approvare in Parlamento. Come saranno resi compatibili e finanziariamente sostenib ...

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Sulla pelle di quei 150 migranti della nave Diciotti, da un lato, Salvini, dall’altro, Di Maio, che ha avventatamente minacciato che l’Italia non pagherà i suoi venti miliardi di contributi al bilancio dell’Unione, stanno conducendo una battaglia tutta politica. Crollano i ponti e non si rilancia l’Ilva, ma il problema vero è quale legge di bilancio il governo giallo-verde riuscirà, prima a scrivere poi a fare approvare in Parlamento. Come saranno resi compatibili e finanziariamente sostenibili il reddito di cittadinanza e la flat tax?

Già si annunciano compromessi che ridurranno considerevolmente la platea di coloro ai quali sarà concesso il reddito di cittadinanza e delle categorie che potranno usufruire della flat tax. I fondi non appaiono sufficienti e le prospettive di crescita dell’economia italiana, sono limitate cosicché si preannuncia lo sfondamento dei limiti posti dalla Commissione Europea. Allora, Di Maio mira ad anticipare le critiche europee ricorrendo a un (improponibile, sostiene il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi) quasi ricatto sul contributo italiano al bilancio europeo subito respinto dal portavoce della Commissione. Dal canto suo, il Ministro degli Interni ha irrigidito al massimo la sua politica contro i migranti, sfidando tutto e tutti. Finora non ha ottenuto quasi nulla poiché nessuna regola nuova sulle modalità di redistribuzione dei migranti è stata approvata a livello europeo. Salvini sa, ma non può dirlo ad alta voce con la sua classica irruenza, che sono i suoi (potenziali) alleati sovranisti dal gruppo di Visegrad a Marine Le Pen, a opporsi a qualsiasi redistribuzione. Salvini sa anche, e i sondaggi confermano, che la maggioranza dell’opinione pubblica italiana apprezza e appoggia le sue prese di posizione. Nel frattempo, fa la sua comparsa qualche contraddizione all’interno delle Cinque Stelle con non pochi parlamentari che esprimono consenso alla posizione di Fico incline, semplifico, a dare accoglienza decente ai migranti.

Differenze di opinione, prese di distanza, contraddizioni sono tutte destinate a durare poiché quello cui assistiamo è l’inizio di una lunga campagna elettorale che conduce alle elezioni del Parlamento Europeo che si terranno alla fine del maggio 2019. È evidente che Salvini punta al sorpasso della Lega sulle Cinque Stelle. Quindi, continuerà non solo a blandire, ma a sollecitare gli elettori anti-europeisti di tutti i tipi dagli scettici ai sovranisti. Con il fiato dell’alleato leghista sul collo, Di Maio, al vertice di un ministero (Sviluppo economico e Lavoro) di grande peso, si sente costretto a spararle grosse. Qualche volta sono “voci dal sen fuggite”; qualche volta è una combinazione di inesperienza e incompetenza; qualche volta è la complessità della situazione  che lo spingono ad affermazioni tanto roboanti quanto semplicistiche e spesso sbagliate.

Intanto, lo spread si arrampica come l’edera.

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