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L'Opinione

Gli italiani e quell'abitudine di opporsi a prescindere

Piove, governo ladro: peccato originale della politica all'italiana, stando ad Alfredo Panzini, che faceva risalire la nascita dello slogan al 1861, i primi passi dello Stato unitario. Strada facendo, gli odierni pronipoti dei padri fondatori sono riusciti a renderlo ancor più cialtrone: non piove? ladro comunque. Specchio di un singolare concetto di quel che significa fare opposizione: considerare le istituzioni come un mercato elettorale permanente in cui, anziché presentare un prodotto alternativo, ci si limita a denigrare quello altrui. Dal Parlamento ai consigli regionali e comunali, quale che sia il colore partitico di chi governa, i banchi delle minoranze sono oggi l'emblema del deserto. Opporsi a prescindere.

Quello del meteo è un caso di scuola: viene giù una pioggia torrenziale che in poche decine di minuti scarica una valanga d'acqua? È colpa dell'inettitudine di chi governa. Stesso spartito per le catastrofi: viene giù un ponte? Con i morti ancora sotto le macerie, grandinano accuse di incompetenza se non addirittura di connivenza. Per non parlare della sicurezza: tre furti in una settimana? È la criminalità che dilaga, e chi dovrebbe provvedere si arrende. Il tutto, dal piccolo al grande episodio, accompagnato dall'inevitabile richiesta di dimissioni (o di "trarne le conseguenze", come dicono quelli che hanno studiato): che puntualmente non vengono mai date. Con la sgradevole sensazione di assistere a una mediocre recita collettiva, in cui sono gli attori per primi a non credere in ciò che affermano.

Una buffonata collettiva, in altri termini: resa tale dall'oggettiva constatazione che le identiche cose accadevano a parti inverse, quando le odierne opposizioni erano maggioranza, e viceversa. Ma anche un segno di manifesta debolezza politica: perché ci si aggrappa alla speranza che chi è al potere cada per incapacità propria, anziché per merito altrui. Facendo così venir meno uno dei presupposti di base di ogni vera democrazia: un'opposizione che incalzi sì chi governa, ma che sappia anche mettere in campo un progetto alternativo.

Principio da sempre ignorato in Italia: ieri il problema veniva identificato con il cosiddetto "bipartitismo imperfetto" per mancanza di ricambio; oggi la situazione è degenerata in un sostanziale immobilismo che blocca ogni vera riforma. Senza oltretutto convincere la potenziale clientela: da tempo ormai l'elettorato pratica una vorticosa mobilità, che lo porta a cambiar scelta ad ogni occasione di voto, ma che spinge anche una quota elevata di esso a rifiutare in blocco l'intero

stock dell'offerta partitica, ritenendola comunque scadente. In economia, un'azienda del genere cambierebbe tutto: prodotto, marketing, dirigenti. La politica, con tutta evidenza, non ne sente il bisogno; anche perché non occorre che tornino i conti, quando il core-business è vendere fumo.

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