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Il paradosso populista e la nomenklatura di Bruxelles

La nave Diciotti con i migranti a bordo nel porto di Catania

L'ultimo paradosso che ci regala Matteo Salvini si riassume così. Conquistato il Viminale, aveva preso a bombardare la nomenklatura di Bruxelles perché non lasciasse l'Italia da sola dinanzi a barconi e migranti. I suoi nemici di oggi, invece, se li è scelti in casa: il presidente della Repubblica, quello della Camera, i pm. Con toni da dittatore dello Stato di Bananas: «Il ministro sono io! Mi vogliono indagare? Mi vogliono arrestare? Facciano pure, tanto il popolo è con me».

Intanto 150 tra donne, uomini e bambini aspettano di conoscere il loro destino a un passo dal suolo di Catania. Una vergogna dinanzi al mondo. Non era difficile immaginare, e infatti lo avevamo detto e scritto, che limitarsi a battere i pugni non avrebbe risolto il problema, piuttosto generato un caso Aquarius o Diciotti al giorno; aperto pericolose crisi istituzionali, compresa un'inchiesta della magistratura, forse per sequestro, che potrebbe arrivare fino al ministro degli Interni; allargato e non lenìto ferite antiche in casa europea; fatto dell'Italia ciò che non è mai stato, cioè un paese che non conosce accoglienza e solidarietà. Ma tant'è.

Si ha quasi l'impressione che lo si voglia, questo perenne stato di crisi e di tensione. Nel frattempo, però, il panorama si è fatto più nero e Spagna, Malta, Francia non sembrano più disposti ad aprire i loro porti , forse perché si vanno convincendo che Salvini & C. stiano imbastendo su questo braccio di ferro la loro campagna elettorale per le Europee 2019. Anche la Commissione europea può poco in materia perché i partner non hanno mai voluto trasferire a Bruxelles poteri che ciascuno vuole gestire in proprio. Tanto che il vertice di giugno, presentato all'opinione pubblica come un grande successo italiano, si è arenato proprio dinanzi a questo scoglio con la decisione finale che ciascuno sarebbe intervenuto solo «su base volontaria».

Nessun impegno, nessun coordinamento, nessun aiuto: di volta in volta ciascuno valuterà il da farsi. Probabilmente niente. Ieri gli sherpa sono tornati al lavoro per preparare il vertice che si terrà la prossima settimana.Ma certo non aiutano le parole di Di Maio che, correndo in aiuto dell'alleato di governo e di contratto a costo di rompere con una parte consistente del Movimento, ha minacciato di sospendere i contributi italiani all'Europa. Che è come annunciare la possibile uscita dall'Unione, conclusione che molti paesi, a cominciare dai Quattro di Visegrad, quasi quasi si augurano: sarebbe sancito che l'emigrazione è questione tutta e solo italiana. Il fatto è che nell'immaginario collettivo l'Italia sta diventando un problema e un pericolo, come peraltro dimostra la fuga degli investitori da bot e btp.

Se non si rischiasse di cadere nella dietrologia, verrebbe da pensare che il governo gialloverde voglia creare le condizioni più adatte perché a chiedere l'uscita dall'euro e dall'Europa non sia l'Italia, ma l'Europa stessa.