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Provano con il populismo a sciogliere i nodi del Paese

L'opinione

Il governo cavalca le onde del populismo. Compattando il “popolo” contro i partiti (gli altri), le élite (tutte), le rendite dei (vecchi) gruppi di potere, finanziari o burocratici che siano. Accusati, in questa visione del mondo, di rivestire ruoli, e posizioni, fondati forse sulla legalità ma non sulla legittimità.

Distinzione tecnicamente “rivoluzionaria” che i grillini, in particolare, maneggiano quasi a loro insaputa, ignorando le conseguenze estreme che possono derivare se viene spinta ...

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Il governo cavalca le onde del populismo. Compattando il “popolo” contro i partiti (gli altri), le élite (tutte), le rendite dei (vecchi) gruppi di potere, finanziari o burocratici che siano. Accusati, in questa visione del mondo, di rivestire ruoli, e posizioni, fondati forse sulla legalità ma non sulla legittimità.

Distinzione tecnicamente “rivoluzionaria” che i grillini, in particolare, maneggiano quasi a loro insaputa, ignorando le conseguenze estreme che possono derivare se viene spinta sino in fondo. Una tensione alimentata dal rimando a teorie del complotto e all’appello alla mobilitazione permanente, che consentono di occultare le distanze ideologiche e programmatiche nella maggioranza. Emerse anche in queste settimane su vicende come Genova, la nave Diciotti, il debito pubblico.

Dopo il crollo del ponte Morandi i pentastellati reclamano la “nazionalizzazione” delle autostrade. È un’opzione possibile ma bisogna valutare costi, efficienza, impatto sui mercati, senza sottovalutarne le implicazioni. Di fronte alla necessità immediata del gesto punitivo tali considerazioni, però, salvo poche eccezioni, scompaiono.

Per ricomparire puntualmente non appena si placa la propaganda. Sul fronte sbarchi si assiste al caso, unico al mondo, di una nave militare (italiana) che non può attraccare per giorni in un porto (italiano) perché non autorizzata dal ministro dell’Interno (italiano) a sbarcare quanti ha raccolto in mare.

Con Toninelli che dovrebbe difendere la Guardia costiera, che dipende dal suo ministero, lasciata invece in balia di ordini contrastanti e divenuta persino oggetto di linciaggio mediatico nei social: fatto che ne politicizza impropriamente le funzioni. Ma il ministro pentastellato tiene il profilo basso: per evitare le ire di Salvini che, a sua volta, forza la situazione per costringere la Ue a quella ripartizione volontaria dei migranti divenuta nuovo mantra di Bruxelles dopo le vittorie elettorali dei populisti di ogni latitudine.

Quanto al debito pubblico, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giorgetti, consapevole della burrasca finanziaria in arrivo su quel fronte e della fuga degli investitori esteri che prosegue da giugno e non si fermerà certo dopo gli anatemi contro Atlantia e i suoi vari azionisti, mette le mani avanti affermando di attendersi attacchi dei mercati contro l’Italia.

Un soggetto, i mercati, che i populisti paiono ritenere non uno degli attori rilevanti del gioco, ma come una sorta di irredimibile agente del Male. Peccato che siano indispensabili per sottoscrivere quei titoli. Oppure serve qualcuno che li sostituisca.

Così per evitare che l’Italia si trovi senza rete, spunta l’ipotesi di rivolgersi alla Cina che, come è noto forse solo a leghisti e grillini, offre capitali senza contropartite politiche... Insomma, i populisti alzano la voce ma non possono tagliare, gordianamente, i nodi della politica che si ripresentano nel loro complesso intreccio. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISE