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Funerali di Stato per le vittime del ponte. Bagnasco: "Genova non si arrende"

Alla Fiera di Genova l'arcivescovo Bagnasco celebra i funerali di Stato di 19 delle vittime che hanno perso la vita nel crollo di ponte Morandi. Presenti anche i vertici della società Autostrade, le squadre di Genoa e Samp, applauditi i ministri del governo e il presidente della Repubblica. Ovazione per i vigili del fuoco

Genova, funerali ponte Morandi: la lettura dei nomi delle vittime accolta da lunghi applausi

Lo sa prima di tutti il capo dello Stato Sergio Mattarella che infatti parla di "tragedia inaccettabile" e chiede da un lato il "rigoroso accertamento delle responsabilità", e dall'altro che lo Stato "garantisca sicurezza" ai suoi cittadini. Perché giustizia e sicurezza sono il collante senza il quale un paese perde il senso stesso di comunità. Il presidente della Camera Roberto Fico, dopo aver abbassato la testa davanti ai familiari delle vittime, va dritto al punto: "Chiedo scusa a nome dello Stato, anche se non è mia oggi la colpa, per quello che può non aver fatto negli ultimi anni".

Genova, cardinal Bagnasco: "Squarcio nel cuore della città, ma non ci arrendiamo"

Ma simbolo è anche Genova che non crolla sotto il suo ponte. Il viadotto che viene giù "ha provocato uno squarcio nel cuore di Genova, una ferita profonda che nessuna doverosa giustizia può cancellare", dice nell'omelia il vescovo Angelo Bagnasco che poi dà voce al sentimento del popolo, dai camalli del porto che si stringono attorno alla bara di uno di loro, Andrea Cerulli, agli albanesi che insieme agli italiani piangono Marius e Admir, o Leyla Nora e Juan Carlos, arrivati dal Cile e accolti nei carrugi. "Genova - scandisce l'arcivescovo - non si arrende: l'anima del suo popolo continuerà a lottare. Come altre volte, sapremo trarre dal nostro cuore il meglio, sapremo spremere quanto di buono e generoso vive in noi".

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La lettura dei nomi delle vittime dura un minuto e precede un altro simbolo di questa giornata che nessuno avrebbe voluto vivere. L' 'Allah Akbar' scandito cinque volte dall'imam di Genova per salutare i fedeli musulmani morti su quel ponte e accolto dall'applauso convinto della gente che vuole sentirsi unita. "Nel nome del Dio unico, un ponte che crolla è qualcosa che non può esistere. Genova, che in arabo significa 'la bella', saprà rialzarsi. Le comunità islamiche pregano perché la pace sia con tutti voi. Che il Signore protegga l'Italia e gli italiani".

Finisce la cerimonia, la politica lascia l'hangar con le promesse da mantenere e la gente con il dolore nel cuore e la paura di dover vivere altri momenti come questo. Ma prima che tutto si concluda dal porto si alza la voce delle sirene. Un suono sordo e prolungato, l'ennesimo simbolo, che questa città conosce bene e che si usa per dire addio ma anche benvenuto.