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Nel Paese sconfitto il territorio si difende solo a slogan

L'opinione

È una sconfitta per tutto il Paese oltre che per Genova. Un Paese dove la pianificazione territoriale è negletta o contrattata con gli interessi privati, dove la “ricostruzione” idrogeologica è affidata agli slogan, come quella antisismica. Con le società pubbliche svendute (le autostrade IRI) o declassate (l’Anas). Per la verità quel ponte in cemento precompresso, con tiranti pure di cemento, aveva suscitato critiche sin dalla lontana inaugurazione. Inascoltate.

Il “Secolo XIX”, ha denunciat ...

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È una sconfitta per tutto il Paese oltre che per Genova. Un Paese dove la pianificazione territoriale è negletta o contrattata con gli interessi privati, dove la “ricostruzione” idrogeologica è affidata agli slogan, come quella antisismica. Con le società pubbliche svendute (le autostrade IRI) o declassate (l’Anas). Per la verità quel ponte in cemento precompresso, con tiranti pure di cemento, aveva suscitato critiche sin dalla lontana inaugurazione. Inascoltate.

Il “Secolo XIX”, ha denunciato più volte le crepe del grande viadotto. Non parliamo poi degli abitanti delle case là sotto, nella caotica Val Polcevera: soltanto emozioni? Il Tg2 vi aveva dedicato a fine 2017 un allarmato servizio assieme ad altri ponti “critici”. Nessuno ha ascoltato. Il sindaco di Genova è in carica da un anno, il governatore ligure da tre.

Cambiano i partiti al governo, cambiano le parole, non cambiano i fatti. Eppure il grande Pier Luigi Nervi diceva: «Le mie opere in cemento armato dureranno mezzo secolo». Difatti a Roma lo Stadio Flaminio, splendido, sta rovinando. Dal 1967 il peso dei veicoli commerciali è ingigantito passando dagli autotreni ai Tir e ai porta-container. Nessuno ha fatto una piega.

Alla gestione IRI, gruppo statale multisettoriale, con una forte dotazione tecnica, è subentrata una gestione privata, di fatto monopolistica, della famiglia Benetton. Secondo uno dei pochi veri esperti italiani, Giorgio Ragazzi, per anni al FMI e alla Banca Mondiale, autore del fondamentale “I signori delle autostrade” (ed. Mulino), le concessionarie autostradali hanno incassato nel 2013 quasi 5 miliardi di pedaggi con 1,1 miliardo di utili. Investimenti? Sui 900 milioni.

Autostrade per l’Italia (Benetton) ha avuto un flusso di cassa operativo di 1. 230 milioni ma “ha investito solo 470 milioni”. Il traffico veicolare diminuiva per la crisi? Si “adeguavano i pedaggi all’inflazione” (peraltro nulla) con un + 4 %.

Per remunerare in anticipo le concessionarie private di futuri investimenti, si allungava di decenni la durata delle concessioni per i “lavori urgentissimi” sbandierati dalle stesse. In effetti Autostrade aveva bandito in maggio lavori con procedura accelerata, “a chiamata”. Misteriosamente fatto slittare a dopo l’estate.

Eppure in esso si parlava di messa urgente in sicurezza dei tiranti sulla parte ora crollata e le offerte erano state presentate già l’11 giugno. Quindi Autostrade aveva focalizzato le criticità, se era disposta a prendersi – per ben 20 milioni – la responsabilità di una gara ristretta.

Tanto altro ci sarebbe da dire su questo unico passaggio diretto fra Levante e Ponente ligure, fra una parte dell’entroterra e porto e aeroporto, per i flussi con la Francia. Possibile che quando si è privatizzato (senza prima liberalizzare!) il settore autostradale IRI non si sia creata, come minimo, una autorità “terza” di controllo in grado di fare le diagnosi necessarie per “spiare” in tempo i possibili improvvisi collassi? – BY N