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Graziano Cesari: «Il Var? Avanti tutta. Giusto che il replay oltre all’arbitro lo veda il pubblico»

L’ex arbitro promuove a pieni voti la tecnologia: «Chi sta al monitor deve specializzarsi, non è come stare in campo»

È iniziata una nuova era per gli arbitri italiani, destinati a essere sempre più equilibrati ed equidistanti, aiutati da una tecnologia che ha trovato nei Mondiali di Russia il banco di conferma definitivo. Insomma, in un mondo sempre più social e senza veli, almeno in teoria anche il direttore di gara muta e si evolve. Ed è proprio questo che piace a Graziano Cesari, ex arbitro internazionale e volto noto a Mediaset di analisi tecniche e moviole.

«Siamo di fronte a un arbitraggio nuovo, dove il direttore di gara non è più quello che corre e si sposta, ma che ha un approccio mentale. Faccio un esempio pratico: l’arbitro Concetto Lo Bello era autorevole e autoritario, Paolo Casarin e Luigi Agnolin erano fisici, poi è arrivato Pierluigi Collina, che ha aperto ai calciatori, al pubblico e alla stampa. Ora siamo arrivati a un arbitraggio che non è forzatura, ma che va solamente accettato. E forse è più facile».

Cesari, si spieghi meglio. Cosa significa?

«Semplicemente che l’arbitro non deve essere provocatore, né esasperare la gestualità o pretendere. Deve essere un notaio. Deve punire, tutelare, avvisare, ma non subire il calciatore. La parola calzante è equilibrio».

In un campionato come quello che sta iniziando, che avrà grandi protagonisti in campo, come Ronaldo, non c’è il rischio che tutto questo non sia realizzabile?

«Assolutamente no. Il comportamento del direttore di gara e dei calciatori non deve mutare. Prendiamo per esempio quello che ha fatto Neymar durante i Mondiali, enfatizzando gli effetti di un fallo: ecco, non è tollerabile un atteggiamento del genere in campo per rispetto nei confronti di tutti».

Quindi, il Mondiale è stato utile per gli arbitri.

«Secondo me sì, perché hanno fornito spunti interessanti, come quello dell’arbitro specializzato ai monitor, e hanno evidenziato comportamenti in campo che possono dare indicazioni utili. Il caso Neymar su tutti».

Lei ha commentato, osservato e analizzato il primo anno di Var. Come lo giudica?

«Positivo. Ci sono stati molti errori, ma è normale quando si introduce una novità senza il necessario rodaggio e si deve mettere in pratica la novità in gare con alto grado di stress e pathos».

Per questa stagione ci saranno alcune novità, come la trasmissione sui maxi schermi degli stadi delle immagini analizzate dall’arbitro. Qual è il suo giudizio?

«Far conoscere al pubblico da dove nasce una decisione dettata dal Var lo trovo giusto e una forma di trasparenza che farà bene. Le immagini non saranno trasmesse rallentate, ma comunque utili per la gente. Poi penso sia essenziale che gli arbitri che stanno davanti ai monitor siano specializzati solamente in quello. Serve preparazione per guardare gli schermi e la logica dice che gli ex arbitri sono le figure giuste. Il problema che resta è quello del secondo giallo: se l’arbitro non lo vede si perde l’espulsione, ma nessuno può intervenire. Per cambiare questo serve la modifica al protocollo Ifab (i custodi delle regole, ndr) o una deroga federale. Ed è molto difficile».

Potranno, secondo lei, un giorno gli arbitri spiegare pubblicamente decisioni e scelte?

«Spero da anni che possa succedere. La trasparenza ci deve essere anche alla fine del match, soprattutto in un mondo così social come il nostro. Spiegare una decisione non la fa modificare, ma permette solo ai tifosi di conoscere l’uomo dietro all’arbitro, che spesso è pure simpatico».

Cesari, chi le piace di più tra i direttori di gara italiani?

«Massimiliano Irrati, perché l’ho trovato più pronto degli altri nel primo anno di Var. Ha fatto bene anche in Russia con il video e gli servirà molto. Penso sia il più completo a oggi».

E tra i giovani, invece, chi ritiene il più meritevole?

«Direi Daniele Chiffi di Padova. È stato appena promosso, vedremo come reagirà alla Serie A, ma ritengo abbia doti naturali per fare l’arbitro. In Serie B e in C mi è piaciuto molto, adesso lo testeremo davanti alle pressioni dei match da batticuore». —

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