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CALCIO: L’INTERVISTA

Costacurta: «Sì, l’effetto CR7 farà bene anche ai nostri giovani e l’azzurro tornerà di moda»

Il vicecommissario Figc loda la Juve e vede l’Atalanta ancora rivelazione:  «Seconde squadre flop o successo? Intanto abbiamo iniziato, così cambieremo registro» 

Arriva in serie A l’extraterrestre Cristiano ma tra sentenze, appelli, ricorsi, contro-ricorsi, Figc e Leghe commissariate, i campioni (e i milioni ritrovati) non spazzano i problemi.

«Mettiamola così: il campionato sarà straordinario, i grandi campioni che tornano finiranno rapidamente per dare una mano al nostro calcio dove forse in troppi pensano ai propri interessi e ancora troppo pochi al futuro del movimento, ma stiamo lavorando perché questo cambi».

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Quel che (quasi) nessuno racconta è cosa si stia celando dietro ai lustrini del grandi acquisto, quello del 33enne Cristiano Ronaldo e del suo abbraccio all’Italia ancor prima che alla fede juventina. E anche dietro agli altri grandi colpi di mercato realizzati a suon di cambiali mascherate  da prestiti con diritti di riscatto al prossimo giro di giostra. Di fatto siamo diventati un paradiso fiscale per campioni stranieri



Parola di Alessandro Costacurta, in arte Billy, 52 anni, uno che ha vinto tutto con il Milan, quasi tutto con la Nazionale (maledetti rigori di Pasadena, sono passati già 24 anni), da sei mesi vicecommissario Figc con “vista” sulle Nazionali. Non poca cosa dopo che l’Italia il Mondiale l’ha visto in cartolina.

Costacurta, si riparte. Faccia uno sforzo: il suo primo ricordo d’un campionato di Serie A?

«Prima di entrare nel settore giovanile del Milan non seguivo il calcio, ero un appassionato di basket, come lo sono ora, tifavo per la mia Varese».

Poi?

«I ragazzi delle giovanili andavano a San Siro a fare i raccattapalle. Ecco era Milan-Bologna del 1980».

E l’esordio in campionato?

«Sette anni dopo, Verona-Milan 1-0, poi quello a San Siro nel derby. Autogol del mio amico Riccardo Ferri e vittoria».

Era un altro calcio. Condivide?

«Eravamo al centro del pianeta calcio. Le faccio un esempio: al Milan Berlusconi si faceva dare l’elenco dei primi cinque al pallone d’oro e li prendeva. Ma quest’anno qualcosa si è mosso».

Il colpo Ronaldo?

«È l’ennesima prova della grandissima capacità della Juventus di programmare i suoi successi».

Una squadra che ha ricoperto d’oro il suo CR7.

«Ma lui non è venuto in Italia solo per quello: qui c’è tradizione, preparazione, il brand del calcio italiano è sempre di moda, nonostante tutti i nostri problemi. Se l’Inter ha provato a prendere un big come Modric, il Milan ritrova solidità e si accaparra Higuain, vuol dire che dietro alla Juve c’è fermento».

CR7 è sbarcato in Italia. Lei vent’anni fa marcava un altro Ronaldo, il Fenomeno. Non è che le è venuta nostalgia del calcio giocato?

«Sta scherzando? Quando giocavo, e ho marcato gente come Maradona, Romario, Totti, Zidane, in allenamento me la vedevo con Van Basten, c’era solo un giocatore che non mi faceva dormire la notte prima della partita. Era il Fenomeno, mai vista una cosa del genere. Mio “fratello” Maldini lo può confermare. CR7 è su quel livello. Qualche anno fa sono stato ospite di Carlo Ancelotti a Madrid. Ho visto “la fame” che ci metteva in ogni allenamento e ho capito perché è un extraterrestre».

Lei dice: lui e gli altri big faranno bene anche al nostro calcio, che ha “bucato” i Mondiali. Si spieghi meglio.

«Competizione, emulazione: i giovani italiani non potranno che migliorare».

L’Italia di Sacchi, la sua Italia di Sacchi perse un Mondiale ai rigori: si parlò di grande delusione. Un secondo posto dell’Italia a Russia 2018 sarebbe stato visto come un trionfo.

«Vero. Ma sa perché? Semplice: la qualità di quella Nazionale del 1994 era elevatissima, adesso i talenti non sono gli stessi, dobbiamo ripartire e migliorare. Poi da noi manca la cultura della sconfitta. Avete visto la festa che hanno fatto alla Croazia?».

Lei lascerà la carica di vicecommissario con la riforma delle seconde squadre. Una riforma a metà?

«No, un primo passo verso un nuovo modo di concepire il calcio. Il bando prevedeva che in serie C potessero giocare due seconde squadre della A. La Juve è entrata, il Milan non lo ha fatto solo per il cambio societario. Ma c’erano 7-8 società pronte. In Spagna, grazie anche alle seconde squadre, avete visto quanti talenti sono riusciti a sfornare in questi anni?».

Eppure i nostri giovani vincono fino all’under 19.

«Under 17, 18, 19 sono stati gruppi fantastici. Va sottolineato il lavoro di Michele Uva e Maurizio Viscidi. Adesso il secondo step saranno gli Europei under 21. Si giocherà in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e San Marino nel giugno 2019. Stiamo lanciando nelle scuole una nuova idea di tifo: non contro ma a favore. Ogni classe adotterà una nazionale, sarà una rivoluzione. E poi a Udine, città scelta per omaggiare i vent’anni di grande calcio dell’Udinese e il suo stadio modello, una finale con l’Italia sarebbe un altro successo».

Se la ricorda l’Under 21 di Vicini agli Europei 1988?

«Come no? Da quella squadra sono nati vent’anni di Italia ad alto livello. Roberto Mancini non vede l’ora di abbracciare nuovi talenti».

Chi sarà la rivelazione del campionato?

«Ne metto due: Bernardeschi e Caldara, che si andranno ad aggiungere al più forte di tutti, Federico Chiesa».

La squadra rivelazione?

«L’Atalanta, Gasperini è bravissimo».

Le giovanili azzurre sono piene di orobici.

«Quel club andrebbe clonato».

E di Carletto Ancelotti al Napoli cosa vogliamo dire?

«Farà benissimo, del resto ha rischiato di allenare la Nazionale. Sapevo di avere tre carte vincenti con lui Conte e Mancini. Il primo disponibile l’ho preso».

E Paolino Maldini di nuovo al Milan?

«Di nuovo a casa sua vuole dire. L’inevitabile che avrebbe dovuto accadere prima».

Lei, invece, cosa farà da grande?

«Intanto studierò per colmare le mie lacune da dirigente. Poi vedremo. Buon campionato, ci si divertirà».

Anche con due abbonamenti, uno per il web e uno per la pay -tv?

«Vado in America a vedere l’Nba da anni, là è una cosa normale, adeguiamoci, fosse solo quello il problema del nostro calcio». —

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