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Se al tifoso si fan pagare le tasse dei campioni

Quel che (quasi) nessuno racconta è cosa si stia celando dietro ai lustrini del grandi acquisto, quello del 33enne Cristiano Ronaldo e del suo abbraccio all’Italia ancor prima che alla fede juventina. E anche dietro agli altri grandi colpi di mercato realizzati a suon di cambiali mascherate  da prestiti con diritti di riscatto al prossimo giro di giostra. Di fatto siamo diventati un paradiso fiscale per campioni stranieri

Venghino siore e siori venghino..., il piffero incantatore del circo barnum della Serie A promette show ricchi e divertenti. E un salasso anestetizzato dai lustrini per gli appassionati costretti a pagare molto più caro lo stesso spettacolo di prima, ultima e non unica gabella imposta dal sistema. Quello della Serie A è una specie di gioco disperato delle tre carte: gioielli in vetrina e la solita merce avariata nel retrobottega. Pochi soldi, spesso finti, tanti debiti, sempre quelli, anzi sempre di più, tanti “pagherò” e qualche star a fine carriera attirata da vantaggi da paradiso fiscale solo per ricchi.

Quel che (quasi) nessuno racconta è cosa si stia celando dietro ai lustrini del grande acquisto, quello del 33enne Cristiano Ronaldo e del suo abbraccio all’Italia ancor prima che alla fede juventina. E anche dietro agli altri grandi colpi di mercato realizzati a suon di cambiali mascherate da prestiti con diritti di riscatto al prossimo giro di giostra.

Il nostro calcio a giugno era a un passo dal crac, con i diritti tv assegnati a un intermediario che avrebbe dovuto rivenderli ma che in realtà li aveva acquistati con il sottinteso di farne un canale con regia e pericoloso pensiero unico. Progetto saltato grazie a un gigantesco accordo sotterraneo che consegna a due piattaforme in finta concorrenza (Sky e Dazn) quel che prima era possibile avere da una sola. Un accordo formalmente corretto che, a esser buoni, però presenta un gigantesco pasticcio. Le tariffe non aumentano ma chi prima ti forniva un etto di prosciutto (dieci partite di Serie A) ora allo stesso prezzo ti dà solo settanta grammi (sette partite) e poco importa se ti regala anche mezz’etto di stracchino e nove olive che tu non volevi. E che per avere gli altri trenta grammi (tre partite) devi andare da un altro fornitore. Ma non finisce qui, perché quelle partite non passano né dalla parabola né dall’antenna tv ma dalla rete internet, servono connessioni, nuove tv o computer. Roba da far venire il mal di testa e al portafogli bene non fa.

È una specie di mossa disperata di un mondo che peraltro continua a sperperare regalando provvigioni senza alcun eguale in altre realtà economiche a un ristretto gruppo di procuratori che finiscono con il drenare risorse dal sistema. E allora perché all’improvviso questa rinascita di un campionato che rischiava di precipitare in seconda fascia, lontano da Premier, Liga, Bundesliga e perfino Ligue1? Non illudiamoci: di tecnico in tutto questo c’è ben poco. Di fatto ci siamo trasformati in un paradiso fiscale per ricconi, grazie a un doppio “regalino” bipartisan. Il “di più” potrebbe arrivare dalla flat tax che l’anima leghista del governo vuol applicare a tutti i contribuenti premiando di fatto quelli a più alto reddito. Qualcosa che potrebbe far lievitare lo stipendio netto di Ronaldo da 31,7 a 45,5 milioni. Quel che già c’è è invece una leggina del governo di centrosinistra che permette di concedere, per 15 anni, una tassazione forfettaria di appena 100mila euro a tutti i redditi prodotti all’estero da chi prima non era residente nel nostro Paese. Una manna per uno come Ronaldo che, per questo tipo di proventi, in Spagna ha rischiato la galera per evasione fiscale “cavandosela” con una sanzione di 19 milioni.

Quel che ai più sfugge è che saranno quelli che lavorano sodo tutti i giorni a dover compensare i soldi che i campioni non pagheranno grazie a questa legge Robin Hood al contrario. Siamo al “delitto perfetto”, al sistema che produce debiti e non sa come appianarli, che si rianima facendo pagare salato agli appassionati un conto che peraltro non risana alcunché.

La vicenda della Serie B fatta partire con 19 squadre invece che 22 è più che emblematica: in tutta fretta si sono riscritte leggine e regolamenti di fatto sotto dettatura di Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis, due ai quali piace plasmare le regole a seconda delle proprie esigenze. Il primo è quello che ha beneficiato della rateizzazione in 23 anni (dal 2005) del debito da 150 milioni con il fisco per non far fallire la società appena rilevata da Sergio Cragnotti. Quello che ha due società fra i professionisti (Lazio e Salernitana) in deroga a ogni regola e al buon senso. Il secondo è il presidente del Napoli che ha appena rilevato dal fallimento il Bari e che invece di ripartire dalla D come tutte le altre squadre in quelle condizioni vuole saltare un giro e cominciare dalla C. Per poi aggiungere candidamente che è meglio togliere il blocco alla possibilità di avere due squadre nella stessa serie. Sì, insomma, siamo al rutto libero, prodotto di un calcio in piena tempesta sottoculturale, perennemente in mano a incapaci o commissariato, che a ottobre quasi certamente riporterà al vertice una figura di secondo piano in mano a quelli che hanno già fatto disastri. Gli stessi che hanno sabotato anche il progetto seconde squadre (solo la Juve ha meritoriamente aderito) per sostenere le doppie proprietà, ottime per triangolazioni finanziarie (anche estere) e plusvalenze fittizie.

Il tutto sullo sfondo del peggior piazzamento dell’Italia nel ranking mondiale (21esimo posto), di 150 società fallite negli ultimi 15 anni e di una giustizia sportiva che fabbrica verdetti discutibili, con sanzioni differite per evitare retrocessioni più che sacrosante o sanziona con 10mila euro una finale play-off taroccata dalle riserve della squadra in vantaggio che lanciavano palloni in campo per fermare gli avversari. Fuori dal campo sarebbe una truffa, dentro è tutto buono. È l’italico pallone, dove se sei amico degli amici giusti puoi far quel che vuoi perché ormai è questo il vero oppio dei popoli. —

twitter: @s_tamburini

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