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Morta a 76 anni Aretha Franklin, la regina del soul

Aretha Franklin

La cantante si è spenta nella sua casa a Detroit per un cancro al pancreas. L’ultimo concerto pubblico è stato quello di Philadelphia, nell’agosto 2017

Aretha Franklin, la indiscussa «Regina del soul», i cui successi come «Respect» e «Chain of Fools» l’hanno consacrata prima donna nella Rock and Roll Hall of Fame, è morta oggi - 16 agosto - nella sua casa di Detroit, circondata dalla sua famiglia, all’età di 76 anni, per un cancro al pancreas in stato avanzato.

'Respect', Aretha Franklin in 'Blues Brothers 2000'



La Cnn la ricorda come la cantante che con ...

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Aretha Franklin, la indiscussa «Regina del soul», i cui successi come «Respect» e «Chain of Fools» l’hanno consacrata prima donna nella Rock and Roll Hall of Fame, è morta oggi - 16 agosto - nella sua casa di Detroit, circondata dalla sua famiglia, all’età di 76 anni, per un cancro al pancreas in stato avanzato.

'Respect', Aretha Franklin in 'Blues Brothers 2000'



La Cnn la ricorda come la cantante che con le sue hit «ha ispirato generazioni», mentre Usa Today le riconosce il merito di aver «cambiato la musica americana». Rolling Stones la descrive come «icona culturale e attivista dei diritti civili che ha influenzato innumerevoli cantanti».

Cantautrice e pianista afro-americana, icona mondiale della musica gospel, soul, R&B, nel 2010 le era stato diagnosticato un tumore, ma nonostante la lunga battaglia contro il male, Aretha non ha smesso di cantare fino allo scorso novembre. Nel 2017 aveva annunciato ufficialmente che andava in pensione dopo l’ultimo tour, anche se avrebbe continuato a registrare.

A fine anno si è esibita per un evento di beneficenza della fondazione Elton John contro l’Aids. L’ultimo concerto pubblico è stato quello di Philadelphia, nell’agosto 2017, passato alla storia come «uno spettacolo miracoloso, in quanto Aretha combatteva già contro la disidratazione e la stanchezza estrema».

A novembre si era esibita al concerto di gala per la Elton John Aids Foundation e lo stesso mese ha pubblicato il suo ultimo album: «A Brand New Me». Nel 2015 ha fatto commuovere fino alle lacrime l’allora presidente Usa, Barack Obama, per la sua interpretazione di «(You Make Me Feel Like) A Natural Woman» in occasione del gala al Kennedy Center Honors.

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Nel corso della sua lunga carriera la ’Lady Soul’ dalla voce potente e grintosa - passata alla storia della musica mondiale con titoli come «Think» e «I Say a Little Prayer» - ha vinto ben 18 Grammy Awards ed è stata decretata nel 2010 «la più grande cantante di tutti i tempi», prima in classifica su 100 artisti per la rivista statunitense Rolling Stone.

Nel gennaio 2009, la Franklin ha cantato per la cerimonia di insediamento di Obama, primo presidente afro-americano nella storia degli Stati Uniti, ma l’anno scorso si è rifiutata di cantare per Donald Trump.

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Nel 2005, l’allora presidente George W. Bush gli ha consegnato la medaglia della Libertà, massima onorificenza civile americana. Prima ancora, nel 1999, dal presidente Bill Clinton ha ricevuto la «National Medal of Arts», nel 1994 il «Kennedy Center Honors» e nel gennaio 1987 è stata la prima donna nella storia ad entrare nel «Rock and Roll Hall of Fame».

Il suo è stato un inizio di carriera disastroso, segnato anche da vicende personali infelici che hanno lasciato in lei una profonda malinconia.

Aretha Louise Franklin, nata il 25 marzo 1942 a Memphis, era la figlia del reverendo C. L. Franklin, uno dei predicatori di colore più noti e apprezzati del periodo. La sua famiglia si è poi trasferita a Detroit, dove l’artista è cresciuta. Ha cominciato a cantare durante le cerimonie del padre, stregando gli spettatori per la sua voce ma soprattutto per le sue interpretazioni cariche di passione e umanità.

I tempi bui sono durati sei lunghi anni, quando è rimasta ai margini del mercato discografico nonostante avesse già registrato diversi album, tra il 1960 e il 1966, per l’etichetta Columbia.

Ancora molto giovane, Aretha modellava la sua voce sulle grandi cantanti gospel dell’epoca, come Mahalia Jackson e Clara Ward, senza però riuscire a tirare fuori la sua personalità.

La svolta è arrivata nel 1967, anno che coincide col passaggio alla casa discografica Atlantic, dopo l’incontro fortunato col produttore bianco Jerry Wexler. Dopo i primi anni di una carriera fulminante ma nell’ombra, è riuscita a far emergere il suo stile inconfondibile, trascinante e fuori dagli schemi.

La Franklin aveva soltanto 24 anni, ma era già una donna vissuta, madre di due figli avuti a 15 e a 17 anni e con un divorzio alle spalle. Un passato pesante di cui ha conservato le cicatrici per il resto della sua vita e che, allo stesso tempo, l’ha modellata in una fuoriclasse di grande forza e concentrazione, a tratti malinconica, a tratti esplosiva, ma sempre spontanea.

Il suo primo album di successo, intitolato «I Never Loved a Man (The Way I Love You)», del 1967, è stato registrato presso i Muscle Shoals Studios in Alabama, dove stava rinascendo la black music e dove Otis Redding aveva inciso alcuni dei suoi capolavori. Almeno fino al 1970, Aretha è stata una vera e propria icona soul, incarnando perfettamente il bisogno di spiritualità della nuova generazione nera. La sfrenata potenza e gioia dei primi album per la Atlantic, oltre «I Never Loved a Man» anche «Take a Look» e «Aretha ’69», sono stati premiati con numerosi dischi d’oro e di platino negli Usa.

Il Time le ha anche dedicato una copertina: è stata una delle prime artiste donne ad avere questo onore oltre ad essere nera, quindi quella scelta è stata di un’importanza storica, non solo per l’artista.

Negli anni 70’ è, invece, riemersa la vena malinconica, di sofferta inquietudine che attanagliava Aretha, sia nella vita personale che artistica, in titoli come «Spirit In The Dark» e «Young Gifted And Black», carichi di sofferenza e disperazione. Lasciatasi alle spalle la sua grintosa energia, il pubblico non capiva l’altro volto della cantante e le vendite hanno registrato un calo vertiginoso.

Per un decennio, Aretha si è riavvicinata al gospel delle origini - emblematica di quella fase la sua «Amazing Grace» - ed è ricaduta nell’ombra degli inizi.

La sua luce è tornata a brillare nel 1980 grazie al film musicale «The Blues Brothers», nel quale è apparsa e ha cantato per soli quattro minuti, ma la sua re-interpretazione di «Think» è diventata una leggenda.

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Aretha ha dimostrato di essere una vera forza della natura, tant’è che nel 1985 il governo del suo Stato l’ha decretata «una delle risorse naturali del Michigan». Dagli anni 80’ in poi, ha moltiplicato i duetti con i grandi, solo per citare quelli più famosi: Luciano Pavarotti, George Michael, Elton John e gli Eurythmics. Uno dei suoi ultimi album, nel 1998, «A Rose Is Still A Rose», è stato scritto e prodotto per lei dalla promettente Lauryn Hill.