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Gli strumenti ignorati per ridurre le diseguaglianze

Salvini e Di Maio

L'opinione

Pensioni ricche, vitalizi, Iva di lusso, condono… A settembre si saprà cosa resterà nel setaccio in cui è passata la farina estiva della manovra. Come sempre fatta di voci, rumori, ipotesi. In questo il governo attuale non è diverso dai precedenti.

C’è un tratto comune però nella ridda di voci che impazzano: quasi sempre, alla base della misura proposta o ventilata o smentita, c’è una richiesta di giustizia, di maggior eguaglianza. È così per la manovra che taglierebbe le pensioni sopra i 4.000 euro: pensioni con le quali si può fare una benestante vecchiaia, e alle quali – si dice – si può chiedere un contributo alla collettività. È così per i vitalizi degli ex parlamentari.

È così persino per le tentazioni – per ora smentite – di lasciar scattare l’aumento delle aliquote Iva per alcuni beni, non quelli “essenziali” o di consumo di massa. Anche il condono fiscale (chiamato per decenza in altro modo) viene presentato come un aiuto ai “piccoli” evasori, contrapposti ai grandi.

Lasciamo stare le critiche nel merito alle singole proposte. Stiamo al leit-motive con il quale tutte vengono presentate: accorciare le distanze, ribaltare le ingiustizie, aiutare la gente comune, il popolo. Può essere propaganda. Però punge nel vivo il corpo di un Paese che è tra i più diseguali del mondo.

Gli indici della diseguaglianza in Italia sono paragonabili a quelli di Stati Uniti e Gran Bretagna, contro le più egualitarie Francia e Germania. E la diseguaglianza economica è aumentata con la crisi, che ha aggiunto il divario tra generazioni a quello tra classi, territori, sesso.

Ora, ci sono sempre stati e ci sono ancora strumenti molto semplici per ridurre questi squilibri. Per esempio, le imposte sul reddito: perché non chiedere un contributo a tutti quelli che guadagnano più di 4mila euro, invece che ai soli pensionati?

Altro esempio, le imposte sulla proprietà – distribuita in modo più diseguale ancora del reddito – che invece sono viste come fumo negli occhi, con l’odiata patrimoniale.

E ancora: le successioni. E la lotta all’evasione, che aggredirebbe la grande frattura tra chi paga le tasse e chi non le paga. Ma questi strumenti semplici, ereditati dalla socialdemocrazia del Novecento, sono impopolari: porta più consenso additare una singola categoria, poco amata, perché paghi per tutti.

Sapendo bene che ciascuno spera di non ricadere nella cerchia presa di mira, e che si tireranno su pochi soldi, se non interverranno prima ricorsi e sentenze.

E sapendo anche che dagli eredi della sinistra, non arriveranno critiche o proposte credibili: anzi, proprio dall’attuale opposizione Pd è stato costruito negli anni lo stesso messaggio, che ha reso inservibili gli strumenti generali del fisco per ridurre le diseguaglianze.

Cosa resta? L’illusione di poter avere la propria rivalsa, impallinando metaforicamente un privilegiato. Illusione irrazionale, come tutte le illusioni. Ma che può durare fino alla prossima campagna elettorale. Dopo, chissà. – BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI