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Matteo Salvini come Federico II, ma il Sud rischia l’irrilevanza

Che guaio nei primi anni ’90 sbarcare in Sicilia con l’auto targata Varese o Vicenza. Lazzi e frizzi: «Ca c’è u frati i Bossi». Qui c’è un fratello di Bossi. Mai insulti, in verità, solo sarcasmo spietato verso il cavernicolo in camicia verde che giocava con le ampolle del dio Po. Oggi Salvini viene guardato come se fosse un redivivo Federico II. Facce serie, addirittura ragionamenti. È paradossale: il Senatur secessionista fu deriso da un popolo col separatismo nel Dna, Matteo è celebrato p ...

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Che guaio nei primi anni ’90 sbarcare in Sicilia con l’auto targata Varese o Vicenza. Lazzi e frizzi: «Ca c’è u frati i Bossi». Qui c’è un fratello di Bossi. Mai insulti, in verità, solo sarcasmo spietato verso il cavernicolo in camicia verde che giocava con le ampolle del dio Po. Oggi Salvini viene guardato come se fosse un redivivo Federico II. Facce serie, addirittura ragionamenti. È paradossale: il Senatur secessionista fu deriso da un popolo col separatismo nel Dna, Matteo è celebrato perché sovranista.

Aveva ragione Bufalino: la Sicilia è plurale. Ma non stupida. Ha dimenticato Berlusconi che una volta vinse  con un clamoroso 61 a 0. E giudica indigesti i 14 comandamenti, quattro più di Mosè, dettati ieri l’altro da Stefano Candiani, inviato da queste parti a declinare la versione sicula del Salvini-pensiero. Prima regola l’antirazzismo. Ma come: vi siete inventati un nemico per tenere buono l’Etna e dopo due mesi ci fate la morale? Linea dura anche contro gli omofobi. E qui, nella terra del Bell’Antonio, cominciano più che a non capire, a sentirsi sfottuti. Non per inguaribile machismo, ma perché i problemi veri sono le politiche degli ultimi 50 anni.

 I grandi stati europei sono riusciti a integrare le parti più svantaggiate dei loro territori, in Germania l’Est, in Inghilterra il Nord, in Francia la zona centrale. Un profondo Sud italiano formidabilmente ricco di bellezze e di intelligenze è rimasto l’ultimo vagone del treno. I Cinque Stelle non vogliono la Tav: sperpero e miopia. Battuti democristiani, socialisti, comunisti che bruciarono miliardi per il Ponte sullo Stretto mai costruito. Erano disposti a finanziarlo i cinesi. Errore madornale. Il risultato è un Paese spezzato irrimediabilmente in due: Cristo si fermò a Eboli, l’Alta velocità si spegne a Salerno.

Il Mezzogiorno s’è stancato. Con un ministro del Lavoro e dello Sviluppo campano verace, questo governo non può ignorare dati appena pubblicati dalla Svimez: sono raddoppiate le famiglie  con tutti i componenti disoccupati, si registra un esodo di quasi due milioni di residenti, per lo più giovani. Il che significa condannare all’irrilevanza sociale ed economica il meglio della presunta, futura Terza Repubblica. Altro che giocare a nascondino con i migranti, altro che farne oggetto di quel buonismo combattuto per mera propaganda. Poi, certo, c’è il deficit di civiltà e di educazione che in anni di trascuratezza il Sud non è mai riuscito a debellare. Che pena le cataste di rifiuti ai margini di spiagge meravigliose, che rabbia l’overdose di certificati medici con i quali nei mesi delle sacre vacanze d’agosto i furbetti sguarniscono servizi essenziali. Comi si possono far trovare chiusi musei e chiese a milioni di stranieri che, nonostante tutto, continuano ad avere nel cuore le Eolie, Piazza Armerina, Siracusa, la Val di Noto. Oggi il Sud è rimpianto. Non lo si trasformi in lutto.  —

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