Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

La caotica catasta della maggioranza giallo-verde

Sotterranea, ma non troppo, la talpa degli interessi sociali e territoriali, scava nelle fondamenta della maggioranza di governo. Lo si è visto con il “decreto dignità”, nella vicenda delle infrastrutture e ora, di nuovo, con il “mille proroghe” che, con i drastici tagli alle risorse destinate alla rigenerazione urbana, penalizza soprattutto il Veneto, provocando la reazione negativa anche delle amministrazioni a guida leghista.
E proprio nel Nordest aumentano i mugugni contro la maggioranza ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

Sotterranea, ma non troppo, la talpa degli interessi sociali e territoriali, scava nelle fondamenta della maggioranza di governo. Lo si è visto con il “decreto dignità”, nella vicenda delle infrastrutture e ora, di nuovo, con il “mille proroghe” che, con i drastici tagli alle risorse destinate alla rigenerazione urbana, penalizza soprattutto il Veneto, provocando la reazione negativa anche delle amministrazioni a guida leghista.
E proprio nel Nordest aumentano i mugugni contro la maggioranza verdegialla. Stato d’animo che, sia pure con l’occhio ai sondaggi, non è liquidabile nella Lega con frasi tipo: “le salmerie seguiranno”. Anche perché mostra il nervo scoperto degli interessi dei ceti sociali che hanno plebiscitato il Carroccio nelle urne. Orientamento maturato non per entusiastica adesione al progetto ideologico della destra radicale di massa cui guarda Salvini ma, almeno in Veneto e Friuli, in una logica ancora legata alla necessità di liberare le imprese da “lacci e lacciuoli”, alla richiesta di minore tassazione e burocratizzazione, a una maggior autonomia dal potere centrale. Ceti orientati a destra, ma verso una destra mercatista e federalista, diffidente verso il centralista primato della politica intrinseco alla svolta salviniana.


Oggi quei ceti e interessi manifestano segni di disagio. Hanno compreso che il prezzo da pagare per tenere in piedi l’azzardato bicolore Salvini-Di Maio possono essere alti. La questione TAV rischia di non essere, solo, il costoso l’agnello sacrificale per placare gli umori inquieti della parte più movimentista e di sinistra dell’elettorato pentastellato. Parte che, forse, dovrà chinarsi alla nuova “ragion di Stato” che puntella l’esecutivo del “cambiamento anche su opere come la Pedemontana ma che, in tal caso, chiederebbe compensazioni niente affatto simboliche altrove. Innescando, come già in materia di lavoro, un circuito vizioso destinato a alimentare le ceneri incandescenti che ardono sotto la caotica catasta della maggioranza.

Una dinamica, quella grillinoleghista, prigioniera della logica spartitoria del “contratto”, questo è mio, questo è tuo, priva di una coerente visione complessiva. Uno scenario che, in tempi di risorse scarse, di vincoli europei, di possibili fibrillazioni sul debito – nodi ineludibili a settembre-, inquieta sopratutto il Nordest. In Veneto quei ceti e quegli interessi guardano a Zaia. Al quale chiedono tutela. Tanto più quando, in nome del progetto politico salvinano, la partecipazione della Lega alla maggioranza competitiva con il M5S impone pesanti compromessi allo storico elettorato del Nord. Sino a quando, complice anche l’interminabile tramonto di Forza Italia, il vento dei sondaggi spingerà la vela di Salvini, il governatore del Veneto si limiterà a rappresentare, per vie interne, quelle perplessità. Ma se la situazione politica nazionale dovesse precipitare si aprirebbe un’altra partita. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI