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MOTOMONDIALE: L’INTERVISTA 

Max Biaggi: «L’Aprilia può vincere anche nella MotoGp, un passo dopo l’altro come nella Superbike»

Il sei volte campione del mondo ambasciatore di Noale: «Con Iannone l’anno prossimo avremo qualcosa in più»

Non sono due nomi qualsiasi quelli di Aprilia e Max Biaggi quando si parla di due ruote. Hanno scritto insieme pagine importanti della storia del motociclismo e nessuno ha contribuito quanto il pilota romano a portare sul tetto del mondo il simbolo delle Casa di Noale. E Max, che non ha mai reciso il legame con l’azienda creata dal recentemente scomparso Ivano Beggio, ora è tornato in quella che considera una vera e propria famiglia: sarà ambasciatore nel mondo del marchio Aprilia. «Un ruolo che non avrebbe neppure bisogno di essere istituzionalizzato ma che ora diventa ufficiale. Max Biaggi incarna così il perfetto testimonial del nostro dna sportivo, ma non solo: il campione romano darà anche un prezioso contributo nell’affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti, mettendo a disposizione la sua esperienza per promuovere il brand, la sua tradizione racing e i suoi prodotti» hanno fatto sapere da Noale.

Biaggi è stato sei volte campione del mondo. Quattro, di cui tre con Aprilia, nella classe 250: il titolo del 1994 è il primo di un’eccezionale tripletta che lo vede dominare in sella alla moto italiana fino al 1996. Altri due, nelle Superbike, sempre con Aprilia, nel 2010 e nel 2012, a quarantuno anni suonati. Adesso è pronto per affrontare questa nuova avventura con grande entusiasmo, come conferma da Brno, dove nello scorso fine settimana è andato in scena il decimo appuntamento del Motomondiale 2018 e dove ha fatto il suo esordio nel suo nuovo compito.

Max, a volte ritornano…

«Aprilia si sta impegnando in qualcosa di veramente grande per ritagliarsi uno spazio importante tra i colossi della MotoGp: vuole combattere con chi domina da anni, si tratta di un’impresa assai ardua e stimolante e io voglio dare il mio contributo».

L’affetto reciproco non manca.

«Dire sì è stato facile, anche per affetto. A questo marchio tengo e non solo perché qui ho vinto sia con le due tempi sia con le quattro: ho vissuto due ere importanti e produttive a livello di risultati e mi piace anche stare vicino al team e ai suoi piloti per supportarli con quello che ho appreso nella mia lunghissima esperienza. Penso che le mie conoscenze possano essere di aiuto, anche per lo sviluppo. Sono orgoglioso e fiducioso nello stesso tempo: da appassionato ho avuto modo di apprezzare il progetto MotoGp della Casa di Noale che è in evoluzione e in miglioramento».

Sono passati quasi 25 anni dal primo approdo in Aprilia.

«Da allora sono cambiate tante cose. L’ambiente, e parlo del Motomondiale più in generale, era assai diverso, più modesto e meno colorato. Adesso è più ricco, basta confrontare le aree di ospitalità e le strutture rispetto a quelle del 1994, e devo anche dire che lo sport delle due ruote ha fatto passi da gigante in quanto ad appeal: un tempo lo seguivano solo gli appassionati, adesso è molto più popolare. E credo che le nuove tecnologie abbiano fatto la loro parte in veste di attrattiva: sono affascinanti anche quelle».

A partire dal 2009, nella sua seconda fase con la Casa di Noale, ha fatto qualcosa di strabiliante.

«Nelle Superbike non era mai stato vinto il Mondiale e quindi abbiamo cercato di colmare questa lacuna, ben consapevoli che non sarebbe stato semplice. Siamo stati bravi, perché fin dal primo anno abbiamo iniziato a salire sul gradino più alto del podio: è successo proprio qui, a Brno, e quindi mi fa tanto piacere ricordarlo. Nel 2010, poi, è andata ancora meglio perché abbiamo conquistato il Mondiale, di fatto dominandolo e avendo anche la meglio sulla Ducati fra i Costruttori, e non è un dettaglio».

Purtroppo non ha potuto riabbracciare il patron Beggio, deceduto a marzo.

«È stato un duro colpo. Fu lui a volermi in Aprilia e ho tantissimi ricordi belli che mi legano a lui. Non mancava mai quando c’era da festeggiare, ma soprattutto quando c’era da fare uno sforzo economico in più per migliorare le moto da mettere a disposizione a me e ai suoi altri piloti. “Sì dai, facciamo questo investimento. E speriamo in bene”, diceva. Magari anche uscendo dalla linea della sua azienda e dall’impostazione che le aveva dato: la passione, con lui, vinceva sempre. Un grande uomo, molto generoso».

A Brno, domenica, Aleix Espargaró, è stato costretto a partire a fine gruppo.

«L’Aprilia ha portato a casa un punticino in una gara senza dubbio in salita, iniziata dal fondo dello schieramento. È un punto che dà coraggio, ma occorre fare un passo in avanti per colmare il gap dai migliori: i test che si sono poi svolti lunedì sulla pista ceca sono stati molto importanti. A Brno abbiamo comunque visto un altro bellissimo Gp, uno dei migliori assieme a quello di Assen».

La lotta finale a tre è stata molto elettrizzante.

«Credo che nella bagarre per la vittoria all’ultimo giro Marc Marquez si sia accontentato di raccogliere punti per la classifica; al contrario Jorge Lorenzo ha dato tutto, ma non ha potuto nulla contro un Andrea Dovizioso che era veramente a posto».

Dall’anno prossimo l’Aprilia sarà ancora più italiana: insieme con il catalano Aleix Espargaró ci sarà l’abruzzese Andrea Iannone.

«È stato un ingaggio importante, perché si tratta di un pilota molto competitivo, come ha dimostrato con la Ducati e con la Suzuki, facendo vedere di essere veloce quanto i primi. Per Andrea si presenterà una prova importante, perché sono convinto che Aprilia farà il massimo per metterlo in condizione di esprimersi ad alti livelli e di trovare anche quella continuità che sta cercando da sempre».

Quando Aprilia inizierà a vincere anche nelle MotoGp?

«Serve tempo, perché non esistono le scorciatoie. Anche in Ducati hanno avuto bisogno di un lungo periodo di

lavoro per arrivare in alto, ma io credo che con i giusti accorgimenti e lavorando con impegno, come del resto ha sempre fatto, anche Aprilia riuscirà nel proprio intento. E io sono qui per darle una mano: volere è potere». —

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