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Il populismo a costo zero dovrà fare i conti con la realtà

Lo scontro tra M5S e Lega sulle infrastrutture rivela le tensioni che percorrono, non troppo sotterraneamente, la maggioranza di governo. Non si tratta, per ora, di fratture che possono mettere a rischio la stabilità di governo: i pentastellati vivono ancora l’ebrezza del loro incredibile assalto al cielo e temono che nuove elezioni, o una nuova maggioranza, possano ridimensionarne il peso. Quanto alla Lega salviniana ha ancora bisogno di tempo per portare a termine il progetto di costruzione di una destra radicale di massa in grado di governare da sola. Ma lo scontro su Tav, Tap, Pedemontana, per restare solo alle principali grandi opere in discussione, mette sul tappeto la concreta questione dei diversi blocchi sociali e territoriali ai quali i due partiti fanno riferimento.

Al di là della mitologia del “contratto” comincia, infatti, a farsi sentire il peso dei differenti bacini elettorali geografici e sociali di M5S e Lega. Le due componenti populiste possono trovare un comune terreno nell’occupazione del potere, ma questa prospettiva riguarda esclusivamente il ceto politico, non i ceti sociali che le hanno votate. Lo si vedrà meglio quando questa lunga estate calda finirà, e con essa si ridimensionerà anche la fiammata del consenso. Allora, leghisti e pentastellati dovranno scegliere, in presenza anche di possibili turbolenze dei mercati e fibrillazioni sullo spread, a chi redistribuire le scarse risorse disponibili. E non sarà certo un passaggio indolore.

Sin qui, infatti, il populismo di governo ha cavalcato temi a costo zero: la faccia feroce con i migranti, la “lotta contro le élite” , ma non appena si è avventurato nell’impervio terreno degli interessi, vedi il cosiddetto “decreto dignità” , ha scontentato subito qualcuno: in questo caso l’estesa area imprenditoriale che sopra il Po, in particolare a Nordest, è decisiva per il consenso della Lega.

Ora la partita sulle infrastrutture promette esiti simili: il blocco territoriale e sociale meridionale pentastellato reclama trasferimenti per il Mezzogiorno, come ribadisce la ministra Lezzi; inoltre, l’elettorato grillino del Nord è radicato tra quei comitati che si oppongono alle grandi opere e mal digeriscono la linea di Salvini. Da qui la frenata dello stato maggiore cinquestelle che inquieta, però, non poco il blocco sociale leghista.

Insomma, il tempo impone rudemente la realtà. Lasciando presagire un autunno che, al di là dei buoni rapporti tra leader, potrebbe fare diventare quotidiane le tensioni nel bicolore. Quando i primi spostamenti nei sondaggi, a favore di uno o dell’altro contraente, registreranno i nuovi umori potrebbero innescarsi dinamiche tali da condurre a pericolose rotture. Anche perché, dopo aver

promesso tutto, l’esecutivo populista non reggerebbe il piccolo cabotaggio, il compromesso costituito, in attesa di tempi migliori, da una mini flat tax per gli imprenditori del Nord e un po’ di reddito di cittadinanza per chi vive a Sud. –

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