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L’inesorabile cambiamento di rotta degli italiani

Inesorabili, settimana dopo settimana, tutti i sondaggi registrano che il consenso al governo Cinque Stelle-Lega e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte si situa stabilmente sopra il 60 per...

Inesorabili, settimana dopo settimana, tutti i sondaggi registrano che il consenso al governo Cinque Stelle-Lega e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte si situa stabilmente sopra il 60 per cento. La somma dei voti ottenuti dai due movimenti il 4 marzo fu di poco superiore al 50 per cento. Nel frattempo, le spesso controverse affermazioni di Salvini, le sue durissime politiche contro l’immigrazione, le sue critiche sovraniste all’Unione europea gli hanno fatto guadagnare molto appoggio popolare e la Lega tallona le Cinque Stelle. Con il suo decreto dignità, Di Maio arranca e non sfonda. Si barcamena sulla Tav e va alla ricerca di qualche tema che gli procuri un’impennata nei sondaggi.

Appare improbabile che ci riesca. Chi proprio non riesce a cambiare marcia e a rendersi rilevante è il Partito democratico. Sostanzialmente ossificato, tuttora roso da contrasti interni, non è bastato il gesto simbolico di tenere una riunione della segreteria del partito a Tor Bella Monaca, luogo ignoto alla (quasi) totalità dei partecipanti che non vi torneranno più. Il Partito democratico non è il partito delle periferie, nelle quali rarissimamente c’è un Circolo Pd. È un partito periferico al dibattito e al confronto politico in Italia. Non basterà il percorso che conduce alle votazioni per il segretario a mettere nuova linfa in un corpo che si trascina stancamente. Molta rassegnazione sta emergendo nei ranghi degli oppositori. Si leva solo qualche voce di scrittore le cui capacità di aggregare consenso (mi) sono ignote. Sembra che, da un lato, gli oppositori stiano attendendo passi falsi dei governanti. Dall’altro, contano sulla comparsa di contraddizioni, ad esempio, in autunno, sulla legge di bilancio e nella prossima primavera in occasione delle elezioni europee.

Pochi si sono accorti che dentro il governo esistono due, forse, tre pompieri pronti a domare scontri incendiari: il presidente del Consiglio, il ministro dell’Economia (Tria) e il ministro degli Esteri (Moavero Milanesi). Privi di base politica autonoma, tutt’e tre sanno di avere l’occasione della vita e fa(ra)nno il loro meglio per la durata del governo. C’è, però, qualcosa che conta di più. Nessuno s’era davvero accorto quanto i nostri concittadini, fossero cambiati.

L’entità del voto del febbraio 2013 alle Cinque Stelle è stato un avvertimento sottovalutato, con troppi commentatori che denunciavano l’inconsistenza e incoerenza di molti punti programmatici e attendevano l’esplosione del Movimento. Che un “nordista” potesse ottenere voti al Sud è stato considerato miracoloso, ma, nel frattempo, quel consenso si espande. Elettori pentastellati e leghisti sono attorno a noi. Non li abbiamo presi sul serio nelle

loro critiche, insoddisfazioni, preoccupazioni. Non li abbiamo capiti. Questi elettori italiani non cambieranno facilmente idea. Oggi, come raramente nel passato, il governo giallo-verde rappresenta la maggioranza della società italiana. —

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