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FORMULA 1 

Gian Carlo Minardi: «Hamilton è un grande però andava penalizzato. Vettel? Grave errore ma il Mondiale è aperto

L’ex titolare dell’omonima scuderia: «Campionato combattuto ma non c’è un’idea chiara per il futuro»

Attualmente Gian Carlo Minardi gestisce attività di consulenza nel settore sportivo automobilistico per conto dell’Aci-Csai (Commissione sportiva automobilistica italiana) ed è opinionista sportivo per varie testate giornalistiche e televisive. Era il patron della scuderia Minardi, che fece il debutto in Formula 1 nel 1985. Nel 1991 la Ferrari annunciò poi che avrebbe fornito alla Minardi i suoi motori V12.

Era la prima volta che a un team privato veniva concesso l’uso di motori Ferrari e non ci fu da sorprendersi che la scelta fosse ricaduta su Minardi, al quale Enzo Ferrari era legato da profonda simpatia. Nel 1994, per garantire la sopravvivenza del team, Minardi si accordò con la Scuderia Italia. Due anni dopo il pacchetto di maggioranza della società venne acquisito da Gabriele Rumi e Flavio Briatore. Gian Carlo Minardi lavorò fianco a fianco con Rumi nelle vesti di direttore generale del team fino alla fine della stagione 2000. Nel gennaio 2001 la maggioranza azionaria del Minardi Team passò all’australiano Paul Stoddart.

Con la cessione a Red Bull avvenuta nel 2005, terminò l’avventura di Gian Carlo Minardi nel Circus. Il bilancio non è di poco conto: si parla di ben 21 anni e 340 Gran premi. Un’esperienza e una capacità d’analisi tali che permettono a Minardi di “leggere” con i giusti occhiali il Gran premio di Germania e di commentare il momento di Ferrari e Vettel in rapporto a quello attraversato da Mercedes e Hamilton. Dalle sue parole emerge la mai sopita passione ferrarista, ma nel contempo vengono ampiamente riconosciuti limiti ed errori.

Minardi, cominciamo dalla domanda che dopo il Gran premio di Germania le vorrebbero fare quasi tutti i tifosi ferraristi. Sarebbe stato giusto penalizzare Hamilton per il taglio all’ingresso della corsia box al 52esimo giro? Oppure è giusto che l’inglese se la sia cavata con una “semplice” reprimenda?

«A Hockenheim Hamilton ha sicuramente compiuto un autentico capolavoro (ha trionfato grazie a una fantastica rimonta dalla quattordicesima posizione nella griglia di partenza, ndr), ma ciò non vuol dire che si doveva passare sopra a quanto successo. Lewis doveva essere penalizzato di cinque secondi. Non facendolo è stato creato un gravissimo precedente. Significa che le regole possono essere aggirate con dei “se” e dei “ma” che non sono mai oggettivi e che cambiano di gara in gara».

Indipendentemente dalla decisione della commissione Fia su Hamilton, che giudizio dà della trasferta tedesca della Ferrari?

«Si è trattato, purtroppo, di un brutto passo falso. Bruttissimo. Dopo lo squillo della pole position ottenuta il sabato, c’è stato l’autogol della domenica. O il rigore sbagliato clamorosamente, tanto per rimanere in ambito calcistico. Quello di Vettel è stato un erroraccio e rischia di pesare molto sull’economia della stagione e in ottica campionato del mondo. Se non mi sbaglio è il quarto collezionato dal tedesco e mi auguro che non incida troppo mentalmente. C’è da rimboccarsi le maniche e mettersi tutto alle spalle, magari già da domenica prossima con una bella vittoria in Ungheria».

Con Ferrari e Mercedes molto vicine sotto il profilo prestazionale, il talento di Hamilton può rappresentare quel valore aggiunto che a Maranello invece non hanno?

«Non c’è da fasciarsi troppo la testa dopo quanto successo in Germania. La verità è che ci sono due quattro volte campioni del mondo che si stanno giocando la supremazia mondiale. Entrambi hanno a disposizione macchine molto competitive e la mia sensazione è che il campionato venga alla fine deciso dagli errori. Vincerà cioè il titolo chi sbaglierà meno dell’altro. E sotto questo profilo direi che Vettel ha già dato».

Ritiene che Ferrari e Mercedes siano realmente alla pari dal punto di vista della competitività, oppure gli anglo-tedeschi hanno sempre qualcosa in più?

«Diciamo che l’estratto conto vede per il momento in vantaggio la Mercedes, che per quanto riguarda l’affidabilità è un vero e proprio modello da seguire. Da un po’ di tempo la Ferrari è costretta nel ruolo di inseguitrice, ma il livello a cui è arrivata oggi è decisamente notevole. Rispetto all’anno scorso c’è stato un grande recupero».

Quanto potrà pesare l’assenza di Sergio Marchionne?

«Quando viene a mancare chi aveva tra le mani il timone può essere destabilizzante. È sempre stato un grande punto di riferimento e non sarà assolutamente facile sostituirlo. La squadra, la fabbrica e tutto l’ambiente devono compattarsi e proseguire sulla strada già tracciata dallo stesso Marchionne. E non si tratta di una strada, bensì di un’autostrada».

Da cosa è stato colpito positivamente dalla stagione in corso?

«Sicuramente dal fatto che stiamo assistendo a una Formula 1 molto combattuta. Abbiamo visto e vediamo Gran premi veramente interessanti, con una Red Bull pronta sempre a dire la sua».

E di negativo? Cosa c’è secondo lei?

«Non vedo all’orizzonte nessuna idea chiara per il futuro della Formula 1 e per garantire lo spettacolo, recuperando appeal nei confronti

degli appassionati. Ci sono proposte ma tutte molto aleatorie. Non scorgo niente di veramente significativo e rivoluzionario. Insomma, il futuro è tutto da disegnare e bisogna che qualcuno si decida al più presto a farlo». —

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