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Il Milan “salvo” evita un’altra gogna al nostro calcio ma occhio a festeggiare...

La sentenza del Tas elimina un elemento di ulteriore imbarazzo, al netto delle comprensibili obiezioni dei sostenitori di Atalanta e Fiorentina. Sullo sfondo restano le 150 società che non si sono potute iscrivere negli ultimi 15 anni a causa di irregolartià finanziarie, gli scandali Chievo e  Parma, i miliardi di debiti e una credibilità complessiva ormai sotto i tacchi

È un po’ come esultare di fronte allo scongiurato crollo del tetto ben sapendo che le fondamenta sono ancora pericolanti. Il ricorso accolto del Milan è certo una buona notizia: al di là delle comprensibili recriminazioni dei sostenitori di Atalanta e Fiorentina, evita al calcio italiano un’altra gogna di cui non c’era bisogno.

Qui non si tratta di schierarsi sulle fumose indicazioni del Fair play finanziario, quello che ha lasciato passare il colossale imbroglio del Paris Saint Germain per ingaggiare Neymar, perché è come addentrarsi in una gigantesca giungla di cavilli. Magari, invece, si può dire tanto sulla scarsa capacità di controllo che gli organi di vigilanza hanno su flussi di denaro come quelli provenienti dall’estero. Soldi che hanno allarmato anche la commissione parlamentare Antimafia della scorsa legislatura, perché spesso sono gestiti da catene di società che ne rendono incerta l’origine. Nell’ultima legge di bilancio erano stati inseriti due emendamenti che imponevano controlli della Banca d’Italia e adeguate sanzioni. Emendamenti poi spariti cinque mesi dopo: segno evidente dell’opera delle lobby che vogliono liberare il calcio da controlli seri, che preferiscono quelli che (non) ci sono negli organismi di garanzia del calcio. Cesena e Bari sono state appena escluse dalla Serie B per irregolarità finanziarie. Al Bari è la seconda volta che capita nel giro di quattro anni e negli ultimi 15 ben 150 squadre non si sono potute iscrivere. Questo dato dà l’idea di un movimento malato e si lega ai quattro miliardi di debiti, agli scandali delle plusvalenze fittizie che rischia di portare il Chievo in B al pari del Parma, sotto accusa per una di quelle combine di fine stagione che periodicamente riemergono dal fondo dal pozzo del malaffare.

Il nostro calcio sta tentando di riemergere da questa melma, anche con operazioni di coraggioso maquillage come l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus. Un investimento, un azzardo o entrambe le cose ma pur sempre un tentativo di invertire la china, almeno nella parte visibile del pianeta pallone. Dietro restano i compensi ingiustificati per gli intermediari parassiti che drenano risorse e creano altri flussi incontrollabili. E resta un clima di ingiustizia continuo: prendete la sanzione di tre mesi per il presidente della Roma, James Pallotta, per le dichiarazioni post-Liverpool. Sanzione che fa da contraltare con l’impunità o quasi (appena tre giornate per Buffon, il solo a pagare) per il caos juventino di Madrid. Tutto in linea con un disastro totale, con un calcio ancora commissariato e con i soliti dirigenti incapaci che cercano di aggirarlo per rieleggere un ineleggibile ex presidente e continuare a perpetuare una gestione del potere per il potere. La Nazionale ha guardato il Mondiale dalle spiagge di Ibiza e delle Maldive e in questo clima, dove tutto è sogno da calciomercato, dimenticare ha senso? Prima o poi sotto i tappeti non ci sarà più posto per nascondere la polvere.

twitter: @s_tamburini

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