Quotidiani locali

INTEGRAZIONE

L’errore della cittadinanza a chi vuole vivere contro di noi

Continuano troppo a lungo nel Bresciano i casi di padri pakistani che minacciano o maltrattano le figlie che vogliono vivere come noi. Adesso c’è una ragazza che ha aspettato di compiere 18 anni per...

Continuano troppo a lungo nel Bresciano i casi di padri pakistani che minacciano o maltrattano le figlie che vogliono vivere come noi. Adesso c’è una ragazza che ha aspettato di compiere 18 anni per ribellarsi al padre che voleva riportarla in patria forse a sposare un uomo sconosciuto a lei ma gradito a lui. L’ennesimo caso rivela che in questa comunità d’immigrati, che sono qui da tanti anni e hanno figli nati e cresciuti qui, non c’è un problema di difficoltà d’integrazione, ma un problema più grave: il rifiuto dell’integrazione.

Non è che questo padre pakistano si sforzi d’integrare la sua famiglia nelle leggi e nei costumi del paese dov’è entrato, del quale ha preso la cittadinanza e nel quale vuole vivere, e non ce la faccia, urti contro la volontà dei figli che non vogliono saperne dei nostri costumi e del nostro tipo di vita e son pronti a scappare pur di continuare a vivere alla pakistana, no, non è questo, è tutto il contrario. I figli, anzi le figlie, s’integrano con spontaneità, si comportano come le amiche coetanee che incontrano qui, vorrebbero innamorarsi come loro e sposarsi come loro, con qualcuno che conoscono e frequentano e con il quale nasce un’amicizia che diventa qualcosa di più. È la legge della natura. Non è una legge italiana o europea o americana o occidentale, è la legge dei sentimenti.

Ho un amico che stimo, un medico indiano che s’è sposato qui con un’italiana, ha avuto due figlie e ha accettato per loro il costume italiano: hanno sposato chi hanno voluto loro, non chi ha voluto lui. Quando s’è sposata la prima, la madre italiana ha detto al marito indiano: «Oggi nostra figlia sposa l’uomo che ama e io sono felice. Se sposasse l’uomo che vuoi tu e che lei non vuole, io mi ucciderei». Spiegazione perfetta. Non c’è gioia più grande per una figlia che sposare l’uomo che ama, e non c’è gioia più grande per i genitori che vedere la gioia dei figli. Non c’è dolore più grande per una figlia che sposare un uomo che lei non conosce, e verso il quale non prova nulla.

La scena, per fortuna immaginaria perché non esiste e spero non verrà mai fuori nessun filmato, di una madre e un fratello che tengono bloccata una ragazza affinché il padre possa strangolarla con comodo perché lei non vuole sposare chi vogliono loro, è il vertice della snaturalità. Noi italiani, noi europei, noi occidentali lo sentiamo come tale.

Chi ha nel dna e nella propria cultura la disposizione a commettere un crimine del genere, non può avere la nostra cittadinanza, perché essere concittadino vuol dire essere fratello. I pakistani che maltrattano le figlie se si comportano come noi, o che le uccidono se vogliono sposare

un uomo che amano come facciamo noi, se hanno avuto la nostra cittadinanza l’hanno avuta per nostro errore. Sono venuti tra noi per vivere contro di noi. Non possono stare qui. Lasciarli venire è stato un errore, farli restare è una colpa. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Premio ilmioesordio, invia il tuo libro