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Francia campione: un trionfo giusto e qualche lezione anche per l’Italia
IL COMMENTO 

Francia campione: un trionfo giusto e qualche lezione anche per l’Italia

Gioiscono i transalpini ma anche croati e belgi possono andare orgogliosi. È stato un bel Mondiale e anche uno spot per lo sport. L’italico pallone avrebbe tante cose da imparare ma finirà per ignorarle, purtroppo

Si confondono, la pioggia e le lacrime, sul trionfo francese, un trionfo giusto. Piange anche il cielo di Mosca quando il capitano Hugo Lloris alza la coppa, la seconda della storia: chapeau, les Bleus sono stati i migliori. E gli applausi non sono solo per una nazionale bella da vedere, multicolore e ben assortita, perché questo è stato un bel Mondiale e uno spot per lo spot. La delusione composta dei croati, finalisti sconfitti ma più che a testa alta, è da mostrare nelle scuole di calcio e di vita: così si fa, non ci si può disperare quando la fatica non va sprecata, quando si è sofferto ma si è sognato ed è mancato il trionfo solo perché gli altri sono stati più bravi. E vale anche per i belgi che hanno rappresentato l’altra pagina lieta di un’Europa padrona del calcio mondiale, terzi per questioni di sfumature. E così, se solo uno alza la coppa, a tornare a casa con tutti gli onori sono in tre. Gli inglesi, immeritatamente quarti, no: hanno vinto solo contro la modestia di Tunisia, Panama e Svezia e pareggiato con la Colombia, passando ai rigori. Con Belgio e Croazia, le sole squadre vere incontrate, hanno perso. Con i primi due volte.

È stato un Mondiale piacevole e ben organizzato, il primo dopo 60 anni senza l’Italia, e con ascolti tv di prim’ordine. Ed è stato un Mondiale che lascia tante lezioni al calcio italiano. La prima viene dalla Croazia: rischiava di restare fuori, era lo scorso ottobre e aveva appena pareggiato con la Finlandia. Nel gruppo di qualificazione era seconda a pari merito con l’Ucraina a ridosso dello scontro diretto. La loro Federcalcio fece quello che non fece, purtroppo, la nostra dopo il ko in Spagna, quando anche un bambino aveva capito che Ventura era inadeguato: sostituì Cacic con Dalic. Risultato: vittoria con gli ucraini e nel doppio spareggio con la Grecia.

L’altra lezione arriva dalle altre tre nazionali che hanno vinto il Mondiale dopo gli azzurri: Spagna (2010), Germania (2014) e Francia. Le prime due sono cadute nell’edizione successiva al trionfo e anche la Francia nel 2010 rimediò una brutta figura gemella della nostra. Eppure Spagna e Francia hanno saputo ricostruire così come faranno di sicuro i tedeschi. Noi no, abbiamo rimediato solo un diluvio di brutte figure. E per come siamo messi non sarà semplice risalire. Il vero dramma dell’italico pallone, purtroppo, è fuori dal campo, con i peggior dirigenti di sempre che tentano di perpetuare la specie secondo il principio di gestire il potere per il potere.

Che è un po’ quello che accadeva nella Federcalcio mondiale con Belzebù Sepp Blatter, che osteggiava ad esempio la tecnologia che anche ieri ha permesso di assegnare un rigore non visto, insomma di attenuare l’effetto di arbitraggi nefasti che erano però funzionali al controllo del consenso. Sulla coscienza Blatter, fortunatamente spazzato via da inchieste esterne al calcio, ha anche il prossimo Mondiale, fra tre anni e mezzo in Qatar, assegnato a suon di voti comprati. Farà caldo e si dovrà giocare d’inverno:

per realizzare gli stadi sono stati impegnati operai-schiavi e ne sono già morti quasi 2000. L’altra faccia del pallone purtroppo è questa, ed è ancora più sporca di quella più visibile. —

twitter: @s_tamburini

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