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Croazia. Edy Reja: «Ora fanno squadra»

GORIZIA. «Un gruppo di undici splendidi giocatori è finalmente diventato una squadra. Il segreto della Croazia è tutto qua». Edy Reja il calcio della ex Jugoslavia lo conosce bene. Un po’ perché dalla sua Lucinico, alle porte di Gorizia, osservarlo, seguirlo, studiarlo è più facile, un po’ perché è stato più volte sul punto di assumere la guida tecnica dei vicini di casa della Slovenia. Ma soprattutto perché in Croazia ci ha lavorato, una stagione, otto anni fa: la panchina era quella, prest ...

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GORIZIA. «Un gruppo di undici splendidi giocatori è finalmente diventato una squadra. Il segreto della Croazia è tutto qua». Edy Reja il calcio della ex Jugoslavia lo conosce bene. Un po’ perché dalla sua Lucinico, alle porte di Gorizia, osservarlo, seguirlo, studiarlo è più facile, un po’ perché è stato più volte sul punto di assumere la guida tecnica dei vicini di casa della Slovenia. Ma soprattutto perché in Croazia ci ha lavorato, una stagione, otto anni fa: la panchina era quella, prestigiosa, dell’Hajduk Spalato. E in squadra aveva due giocatori oggi protagonisti in questo Mondiale che, comunque andrà, resterà indimenticabile per la Nazionale a scacchi biancorossi: il portiere Danijel Subašić e il terzino sinistro Ivan Strinić.

Mister, se l’aspettava la Croazia in finale?

«In realtà, sì. Ho sempre sostenuto che questa squadra se trova l’assieme non è seconda a nessuno. Unisce esperienza (fate caso a quali sono le squadre di club dei suoi giocatori...) a qualità personali assolute. Perché, diciamolo, giocatori tecnici come quelli che sono nati e nascono in tutti i Paesi della ex Jugoslavia ce ne sono pochi. L’unico problema è che spesso e volentieri amano troppo se stessi!»

E invece, a Russia 2018...

«...i giocatori della Croazia hanno imparato a remare tutti nella stessa direzione. Merito dell’allenatore, merito della loro maturazione, personale e di gruppo. E ora sono capaci di rinunciare a un dribbling per il bene della squadra».

Lei ha visto crescere Danijel Subašić, tre rigori parati nell’ottavo contro la Danimarca, oggi un eroe nazionale.

«Già con me era titolare. Molto istintivo, molto reattivo tra i pali, dotato da madre natura di mezzi straordinari. Con qualche amnesia di tanto in tanto, ma ci sta, visti poi comunque i risultati che è stato capace di raccogliere».

Lei ha conosciuto bene anche Ivan Strinić.

«Come tutti i difensori croati magari pensa più a proporre che a difendere nel senso stretto del termine, però tecnicamente è davvero di altissimo livello. Personalmente l’avevo segnalato sia al Napoli che alla Lazio, dove andai dopo l’esperienza spalatina, ma lui invece finì al Dnipro, in Ucraina. Al Napoli comunque sarebbe poi arrivato quattro stagioni più tardi. La carriera fatta anche in Italia conferma che avevo visto giusto».

La talentuosa ed esperta Croazia di fronte alla giovane e atletica Francia.

«È la finale più giusta, tra le due squadre che hanno offerto il calcio migliore dei Mondiali. Perché anche questa Francia mi piace moltissimo. Grande centrocampo, fisicamente tostissima (lancia ripartenze che sono devastanti), tatticamente intelligente (avete visto come sta giocando Pogba?), tecnicamente ricca di talenti: tre passaggi ed è in porta. Ovvio dire che il ragazzo più interessante è Mbappè: oggi è un giocatore ventenne che già sa di essere molto bravo (e quindi ogni tanto andrebbe riportato con i piedi per terra...) ma un domani diventerà un vero top-player».