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Brexit e sovranismi gli incubi di un’Europa in stallo

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Dopo 2 anni e qualche settimana dal referendum sulla Brexit il Governo britannico ha deciso quali futuri rapporti vorrebbe con l’UE. Il prendere, finalmente, una posizione ha portato alle dimissioni del ministro per la Brexit, David Davis, del ministro degli Esteri, Boris Johnson, e di vari sottosegretari. Per Johnson la proposta distrugge “il sogno della Brexit”. Parole sante: la Brexit promessa dall’ex titolare degli Esteri era proprio impossibile e irrealizzabile Perché faceva a pugni con la realtà. Trump in visita ufficiale a Londra, ha subito attaccato May e solidarizzato con Johnson: ma vista la popolarità del presidente americano in Europa, non è chiaro chi danneggi maggiormente dei due.

Il governo britannico ha infine ammesso che non esiste un universo parallelo, ma non del tutto. La proposta della May mira principalmente a mantenere la maggioranza nel Partito conservatore e il suo posto di premier. Propone di stare nel mercato unico per le merci, ma non per i servizi, i capitali e le persone; un “accordo doganale” complicatissimo, con cui il Regno Unito raccoglierebbe i dazi per l’UE per le merci che entrano in Europa attraverso i suoi confini, e dei dazi diversi per le merci che restano nel Regno; la permanenza in una serie di Agenzie specializzate, perché i britannici non hanno più strutture, competenze e risorse per garantire la propria sicurezza nucleare, o simili, ormai gestite a livello europeo. Ma per l’UE le 4 libertà di circolazione sono indivisibili e la proposta difficilmente sarà accettata.

I fautori della Brexit hanno mentito fin dall’inizio e promesso l’inverosimile. Più si avvicina il rischio di nessun accordo più il governo deve ammorbidire i termini della Brexit per evitare il collasso nel commercio alle frontiere e il dover fare scorte di medicinali e beni alimentari. Le opzioni sul tappeto sono quelle note: un accordo simile a quelli dell’UE con la Svizzera o la Norvegia o il Canada, con alcuni aspetti specifici in più. Oppure nuove elezioni nel Regno Unito che portino ad annullare la richiesta di uscire. Questa posizione permetterebbe al Labour di Corbyn di vincere le elezioni. Ma il vecchio leader, un po’ socialista e molto nazionalista, da sempre scettico sull’Unione Europea, finora non l’ha adottata.

Il tortuoso percorso della Brexit mostra che il sovranismo nazionalista, incluso quello in salsa populista, è una menzogna. L’interdipendenza è tale che sciogliere i legami reciproci è impossibile. Il ritorno al passato è “un sogno”. Bisogna affrontare le grandi sfide cercando soluzioni nuove e rivolte al futuro. Sui grandi temi – sicurezza, migranti, investimenti, occupazione, energia, clima – le proposte per il futuro vengano dalla Commissione europea, l’embrione di un governo europeo, il livello di governo giusto per affrontarle. Mentre le classi politiche nazionaliste alimentano le paure e ripropongono fallimentari ricette del passato. —

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