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Verso la finale. Croazia pazza di gioia

Un sogno per 4 milioni di abitanti. Festa in tutte le città, venduti 9 milioni di salsicce grigliate

ZAGABRIA. «Con Macron ci vedremo domenica a Mosca e faremo il tifo per le nostre squadre... ma alla fine vinceremo noi». La presidente della Repubblica Kolinda Grabar-Kitarović ha commentato così, al suo arrivo al vertice Nato ieri a Bruxelles, la vittoria contro l’Inghilterra (2–1) che ha regalato alla Croazia la qualificazione alla finale dei Mondiali, proprio contro la Francia. Una battuta forse poco diplomatica, ma che descrive bene il clima di euforia che si respira in Croazia e che ha contagiato tutti, persino i vertici delle istituzioni.

All’indomani della vittoria con l’Inghilterra, tutti i ministri e il premier stesso si sono riuniti ieri in Consiglio indossando la maglietta a scacchi bianca e rossa. «Penso che la nazionale se lo meriti», ha commentato Plenković.

L’exploit calcistico della Croazia, l’altra sera, ha trascinato tutto il paese in una festa lunghissima. A Zagabria, la centralissima piazza Ban Jelačić ha accolto oltre 50 mila persone fino a tarda notte. Tra fumogeni, petardi e fuochi d’artificio, la capitale croata è stata scossa per ore dall’entusiasmo dei suoi abitanti, che si sono lasciati andare ai gesti più insoliti. Il tifoso Veljko ha modificato la sua macchina per infilarci all’interno due enormi spiedi e uno strato di carboni ardenti. Parcheggiato a due passi dal maxi-schermo allestito per la partita, ha cotto durante il match un maialino e un agnello che ha poi distribuito gratuitamente ai passanti. Meno ingegnosi, ma comunque coraggiosi, alcuni ragazzi si sono invece arrampicati, al fischio finale, sugli alti lampioni che illuminano la piazza, per portare in alto i fumogeni che poi hanno avvolto tutto il centro storico. Ma la festa non si è concentrata soltanto a Zagabria. Migliaia di persone sono scese in strada a Spalato, Fiume, Ragusa e in tutto il paese.

E con delle conseguenze concrete per l’economia. La banca austriaca Erste Bank, ad esempio, ha registrato un aumento del 30% dei prelievi dai bancomat nei giorni in cui gioca la nazionale croata. «Si spende come se non ci fosse un domani», ha commentato il quotidiano locale Jutarnji List. Il salumificio “Pik Vrnovec” ha fatto sapere che dall’inizio dei mondiali i croati hanno grigliato 9 milioni di ćevapčići, le celebri salsicce speziate dei Balcani. Ci sono poi i parrucchieri che per la modica cifra di 25 kune (tre euro e mezzo circa) si cimentano in un taglio “a scacchiera”, con tanto di quadratini colorati di rosso e bianco.

Queste le cifre della mania dei mondiali che sta colpendo l’ex repubblica jugoslava, un paese di appena 4 milioni di abitanti – ultimo a essere entrato nell’Unione europea – che per la prima volta si qualifica a una finale dei Mondiali. Del resto, dal punto di vista sportivo la piccola Croazia si avvicina a questa finale con un’assetata voglia di rivincita. Nel 1998, la nazionale croata aveva realizzato il suo miglior risultato di sempre: era arrivata terza, dopo aver perso la semifinale proprio contro la Francia. Questa volta «non sarà così», assicurano combattivi i tifosi. La Croazia realizza periodicamente ottimi risultati in molti sport, dalla pallamano al tennis (ben 10, le medaglie conquistate alle ultime Olimpiadi

a Rio) e vanta di una consolidata tradizione sportiva. Ora, però, il paese tenta il colpo grosso nella disciplina più amata: il calcio. «Non ci fermiamo certo qui, ora vogliamo la coppa», ha dichiarato il difensore Domagoj Vida. La Francia è avvertita. —


 

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