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CHIESA

La teoria del dialogo sfida la politica dell'intolleranza

«Pace ai lontani e ai vicini». Pace «fino agli estremi confini». «Pace per il Medio Oriente». Bari accoglie l'Oriente cristiano. Risuonano canti e parole dall'arabo al greco, dall'assiro e all'armeno, nel nome della pace. Francesco incontra i Patriarchi delle chiese cattoliche e ortodosse divisi da secoli di odi atavici, scismi e infinite incomprensioni, per definire una strategia comune in difesa delle popolazioni del martoriato Medio Oriente.

In una regione con 258 milioni di abitanti, condizionata da violenza e instabilità, i cristiani rappresentano una minoranza con profonde radici: sono oltre 14,5 milioni. In netto calo rispetto allo scorso secolo, fa eccezione solo la Turchia che registra un leggero incremento della popolazione seguace della croce di Cristo. Numeri più che dimezzati invece in Siria, Iraq ed Egitto. In quest'ultimo Paese tuttavia è presente la più grande comunità dell'area con quasi 10 milioni di fedeli (10%).

In Giordania sono 350mila e 30mila sono giunti dall'Iraq in questi anni. Mentre nel Libano dei cedri, un tempo dei maroniti e oggi dei minareti di Hezbollah, sono scesi al 40%. Percentuali poco sopra al 2% in Israele (nel 1948 erano il 20%) e Palestina. A Gaza, nel regno del fondamentalismo di Hamas, sono uno sparuto gruppo che "resiste" alle avversità: 1300 su 2 milioni di abitanti. Nella Città Santa di Gerusalemme contano circa 16mila residenti su un totale tra le due parti, Est e Ovest, di 870mila cittadini.

Garantire un futuro a questa tradizionale presenza è l'assioma del pensiero del Pontefice. Il cammino del Vescovo di Roma per arrivare a ricostruire un'unità è iniziato nel 2014, quando a Gerusalemme, con il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, ha varcato la porta del sancta sanctorum della cristianità. Ad attendere i venerabili Padri a pochi passi dall'Edicola del Santo Sepolcro, cuore del complesso religioso conteso, il patriarca ortodosso di Gerusalemme Teofilo III. Nel 2016 nell'antico monastero di Khor Virap per il papa venuto dall'Argentina ci fu la stretta di mano con il patriarca armeno Karekin II.

Lo stesso anno a Cuba nell'aeroporto dell'Avana incontra il Patriarca di Mosca Kirill, sotto gli occhi del comunista Raul Castro e con gli auspici dello zar Putin. Nel 2017, al Cairo, il Vescovo di Roma e il "Vescovo" di Alessandria, il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, sono uno difronte all'altro e gli sguardi dei due "Papi buoni" segnano l'ennesimo evento storico. In un momento difficile per la comunità cristiana egiziana, oggetto di una terribile ondata terroristica di matrice jihadista. Papa Francesco ha indirizzato il suo apostolato su due piani: tradizione spirituale della morale francescana

e liturgia della preghiera come spazio di azione "politico e diplomatico".

A Bari non ha messo in atto la chiamata a una nuova crociata in Terra Santa, ma l'estremo tentativo di salvare un Medio Oriente di nuovi martiri. La teoria del dialogo sfida quella dell'intolleranza.

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