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Psicodramma Brasile, il Belgio in semifinale

Un autogol e un contropiede lanciano i Diavoli Rossi. Poi è un assalto verdeoro, ma Renato Augusto non basta. Va fuori anche neymar e tutto il calcio sudamericano

Maracanazo, Mineirazo, questo magari lo chiameranno Kazanazo. Ai tanti trionfi del Brasile fanno spesso da contraltare dei flop clamorosi e ieri se ne è consumato un altro. Ma sarebbe riduttivo dire che è tutta colpa dei verdeoro: è invece anche e soprattutto merito di un Belgio sempre più splendida realtà. E sempre più convinto di poter arrivare in fondo, Francia permettendo. Alla squadra di Tite, sotto 2-0 al riposo tra mille incertezze, non è bastata una ripresa all’arrembaggio: il 2-1 di ...

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Maracanazo, Mineirazo, questo magari lo chiameranno Kazanazo. Ai tanti trionfi del Brasile fanno spesso da contraltare dei flop clamorosi e ieri se ne è consumato un altro. Ma sarebbe riduttivo dire che è tutta colpa dei verdeoro: è invece anche e soprattutto merito di un Belgio sempre più splendida realtà. E sempre più convinto di poter arrivare in fondo, Francia permettendo. Alla squadra di Tite, sotto 2-0 al riposo tra mille incertezze, non è bastata una ripresa all’arrembaggio: il 2-1 di Renato Augusto ha riaperto i giochi, ma il pari che avrebbe portato ai supplementari non è arrivato.

La piega alla partita, negativa per gli uni e positiva per gli altri, è arrivata già dopo un quarto d’ora, quando su un corner quasi innocuo Fernandinho (il sostituto di Casemiro, squalificato) deve aver fatto un po’ di confusione con tutti quei capelloni in area di rigore (Witsel, Fellaini, Marcelo, Willian...) e tra tante zazzere è andato a colpire un pallone su cui c’era già un compagno causando un clamoroso autogol. Per il Belgio è stata una manna, perchè il Brasile non ha saputo più fare il Brasile. Manovra prevedibile, molti errori di misura e poi, quando riusciva ad arrivare al tiro, c’era un Courtois maestoso, come su Coutinho e Marcelo.

Neymar? Impalpabile. Brasile anche tanto ingenuo a beccare un contropiede micidiale, concluso dopo tre passaggi da manuale da De Bruyne con una botta che ha fulminato Alisson. La disperazione nei volti dei tifosi carioca pareggiava lo scoramento dei loro beniamini in campo. Con gli innesti di Firmino e poi di Renato Augusto, il Brasile cominciava una seconda parte di gara ben diversa, tutta d’assalto. Il Belgio via via si rintanava, alzava un muro, si affidava solo alle ripartenze. Poi d’un tratto ecco l’invenzione, di Coutinho, una pennellata in area su cui andava ad incocciare di testa alla perfezione Renato Augusto.

L’ultimo spicchio di partita era un assalto all’arma bianca, in cui il Belgio non usciva più dalla sua metà campo e il Brasile sbagliava anche l’inverosimile, preda di frenesie e di conseguenti errori di mira colossali. Qualche falletto da rigore (presunto) con Var, tanti uomini davanti a Courtois, ma anche parecchia confusione. E in pieno recupero, il volo del portierone belga a negare il gol a O’Ney all’incrocio dei pali, l’unica vera perla della serata dell’asso del Psg.

Psicodramma brazileiro, anche se stavolta non ci sono le proporzioni umilianti di Uruguay o Germania, ma pur sempre di fallimento si tratta. Nessuna rivincita, il tetto del mondo resterà lontano da Rio almeno per altri quattro anni. Il Mondiale delle nuove realtà manda in semifinale contro la Francia un Belgio fortunato ma anche solidissimo e spietato. E l’ultima riflessione, da consegnare agli analisti, non può che riguardare il fatto che a trionfare a Russia 2018 sarà certamente una europea, visto ce ne sono ancora 6 sulle 6 superstiti. —